GUERRA! Sola igiene del mondo

Un anno dopo, una nuova primavera si prepara a sgelare gli animi dal freddo inverno/ un anno dopo, la neve gocciolante abbandona l'abbraccio alle cime degli alberi, per planare liquida ai piedi dei cipressi/ un anno dopo, il volgere del sole torna a rischiarare tappeti di rinnovato smeraldo, e l'occhio ben s'abitua all'iride infocata/ un anno dopo, riprende il circolare scarlatto delle vene e un rinnovato calore batte a ritmo il pneuma/un anno dopo, ancora puzziamo di morte e remissione quando i cadaveri ascendono al sole invitto/ e il candore di quei pallidi visi fieri desta vergogna al colorito, di chi resta, un anno dopo, ancor vivo.      
                                                                                                                  Lettera di un soldato al fronte                                    

Perché, mi chiedo, bisogna assistere ogni giorno a questa vuota retorica militarista che ha trasformato un virus nel più temibile degli eserciti? L’umanità è succeduta su questa terra con la guerra, ed ogni innovazione tecnologica, o quasi, è stata implementata esclusivamente grazie ad investimenti effettuati nell’industria bellica. In altre parole, la GUERRA è parte del patrimonio genetico dell’essere umano.

Non possiamo fare a meno di utilizzare termini di ambito militare per rappresentare l’attualità, però siamo pur sempre gli evoluti occidentali, quindi tali termini devono essere indirizzati contro un falso ed evanescente nemico e al posto dei soldati val meglio metterci dei…procioni? Uno spot (definito geniale) girato dal Ministero della propaganda – quella succursale ai più nota con il termine “salute”..Grazie – Tedesca incentrato su di un vecchietto che, in un futuro lontano, rimembra i tragici avvenimenti del 2020, quando fù chiamato ad un impresa eroica: scendere in campo contro un terribile nemico. O meglio, scendere sul divano, in quanto l’arzillo vecchietto si vanta di aver combattuto la guerra abbarbicato alle pringles, tettando coca-cola, e iniettandosi dosi massicce di grande N, riscoprendosi pigro come un procione. Ricorderete tutti quella vaccata del: “Ai nostri nonni hanno chiesto di far la guerra, a noi di – n.d.a: fotterci il cervello e – stare sul divano”?. A tal proposito, dov’è la mia medaglia al valor civile per cotanta impresa? E il riconoscimento per quelli che si son trovati chiusi in casa senza Internet?

Il nostro destino, afferma il lo spot, è quello di resistere ad una pandemia restandocene pigramente sul divano. Badate, non facendo nulla, nemmeno cercando di valorizzare l’enorme quantità di tempo a disposizione. Cosa ci sarebbe di eroico in tutto questo? Il tono dello spot sarà pure ironico, ma il significato che vuole trasmettere è proprio questo: chiudersi in sé stessi, praticare un entropia psicologica, farsi prendere da ansia e stress. E’ indubbio che molti sono riusciti a passare questo periodo in maniera creativa e costruttiva, ma il punto è che l’invito di un ministero della salute all’inattività è qualcosa che sottilmente vien fatto passare come un messaggio di una qualche utilità sociale. E mi duole constatare ciò che la Germania è diventata, da discendente dei Prussiani e di popoli votati alla guerra a converticola di Verdi che continuamente disprezza il suo passato, perché secoli di civiltà sono stati ridotti allo spazio di un decennio da cancellare. Insomma, dopo la guerra ai Tedeschi hanno strappato le palle con un guanto di brace, tant’è che fuor dalla contabilità sono proprio remissivi come dei “procioni”.

«La guerra non è solamente nostra madre, è anche nostro figlio. Se essa ci ha creati, noi l’abbiamo generata. Noi siamo dei pezzi forgiati, cesellati, ma siamo ugualmente quelli che brandiscono il martello e maneggiano lo scalpello, insieme fabbri e acciaio scintillante, operai della nostra sofferenza, martiri della nostra fede.”

Ernst Jünger

Nessun popolo può dirsi fiero della propria cultura e storia, senza incappare in assurde accuse di razzismo, specie in Occidente dove bisogna continuamente de-mitizzare la civiltà europea, sottomettendosi a riconoscere il passato sporco, cattivo e dunque meritevole di censura o riscrittura di tutto ciò che è successo prima del 1945. Una lettura faziosa, vomitevole che vuol negare una verità storica incontrovertibile quale il riconoscere che il mito della guerra è un mito fondante per ogni civiltà. Si può affermare di voler trovare una alternativa all’impiego di armi per l’equilibrio geo-politico (utopia pura e semplice) ma non si può riconoscere il sacrificio di vite sui campi di battaglia come frutto dell’insensatezza o come un brutto passato da cui prendere le distanze. Ciò vorrebbe dire annullare una parte fondamentale della nostra natura. Ecco perché non si può fare a meno di utilizzare termini guerrafondai per declinare l’attualità, perché di questo modo di intendere la vita, questo modo di onorare il conflitto, non possiamo fare a meno. Il virus ha permesso di utilizzare il gergo militare senza limite alcuno, poiché al tempo del politicamente corretto non par vero di poter sfogare ogni libido ai danni di qualcosa senza rischiare il culo.

Ho studiato a lungo i comandanti militari di oggi, soprattutto negli anni Novanta. Si è sviluppata in me la convinzione che la guerra non è un peccato, non è una traccia del passato, un istinto vergognoso, bensì una legittima indole all’aggressione, la necessità dell’eroismo. L’istinto alla lotta si rivela in ogni lato dell’uomo, spesso in persone comuni, lontane dalla vita della guerra. Un insegnante, un operaio, si rivelano in guerra intraprendenti. D’altronde, un uomo con la pistola e l’uniforme non è detto che sia un autentico soldato, di solito non lo è per nulla

Eduard Limonov

Anche in Italia non si fà eccezione in questo: i medici sono stati armati di elmetto e mascherina, i reparti ospedalieri idealizzati in trincee, tutti pronti a scacciare il virus oltre il Piave. I canti fuori dai balconi e l’Inno di Mameli sparato senza nessuna vittoria ai Mondiali. La propaganda le ha provate tutte pur di stuzzicare questi istinti, almeno per il momento. Perché l’obiettivo par proprio quello di corrompere tali istinti alla nuova religione oggi imperante, che li vuole atrofizzare. Ecco che l’eroico soldato assume le sembianze del lavoratore flessibile e pronto a turni massacranti per il bene collettivo, oppure quelle del pigro fancazzista che bercia dal divano di casa sua. Con buona pace di chi le trincee le ha vissute veramente, volente o nolente, e di chi ha perso la vita sui campi di battaglia. Soldati cui mi vergogno di essere accostato soltanto perché ho poltrito un anno intero strafogandomi di spazzatura

Scorgete solchi sui divani?

Tuttalpiù tutta questa frenesia nel cercare di dissimulare aspetti preponderanti del carattere umano sembra servire a ben altri scopi, che non alla pace del mondo. Perché ci sono gruppi agguerriti, attualmente foraggiati dal sistema, che agiscono sempre più come un Inquisizione religiosa che lavora alacremente per annientare caratteri ed emozioni umane ritenute aprioristicamente sbagliate, e se attualmente si limitano a farlo – peraltro sostenute da istituzioni, governi e multinazionali – limitandosi alla censura o alla damnatio memoriae, o alla sottile propaganda come accennato sopra, molto presto saranno obbligati a scendere in campo e dare il via ad uno scontro aperto, al conflitto e alla guerra. Perché non si fermeranno finché non avranno distrutto tutto ciò che ritengono eretico. E quando incontreranno chi resisterà, chi ripudierà i loro convincimenti, chi vorrà farsi alternativa al culto del politicamente corretto, allora siete sicuri che non passeranno ad abbattere uomini, dopo aver abbattuto le statue?

- «Non capisce, amico - dice il pacifista - che in guerra figli di madri identiche vanno a uccidersi, e che ciò è inescusabilmente barbaro? Non capisce che è barbaro uccidere, ferire e mutilare esseri umani, Lei che anche è un essere umano?»
- «Sì, - replica il nazionalista - ma Lei riterrebbe giusto impedire anche con la violenza ai fautori della guerra di realizzare i loro sogni criminali?»

Un nuovo biennio rosso pare stia per abbattersi sulla civiltà Occidentale, e i più saran pronti a combattere dal divano di casa proprio mentre tutto ciò cui credono verrà demolito pezzo dopo pezzo. La guerra è parte del nostro essere, il conflitto è inevitabile quando si rischia la sopravvivenza e le parole non valgono più. Riconoscere quello che è il patrimonio della nostra civiltà e inevitabile se non si vuole assistere al precipitare degli eventi, perché chi ha in odio ogni civiltà ricorre a qualsiasi mezzo pur di trasformarla. E se davvero si vuole scongiurare tale eventualità, dovremmo fare come dicevano i nostri saggi precursori Romani:

SI VIS PACEM, PARA BELLUM

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