Allevato dal lupo, estinto dall’uomo

Spesso i romanzi di fantascienza e il cinema di genere Science-Fiction sono stati in grado di rappresentare un “futuro” quantomai verosimile, se non nei ritrovati tecnologici, certamente nelle tematiche concettuali ivi esposte. E’ il genere stesso a richiedere un esposizione ed un’ambientazione che sia attinente ad una certa logica scientifica, procedendo ad un analisi sperimentale – come da prassi per quanto riguarda il metodo scientifico moderno – per analizzare l’attualità e fantasticarne l’evoluzione futura. La fantascienza non è il fantasy e la creatività dell’autore che immagina il prossimo futuro deve necessariamente abbeverarsi alle fonti dell’attualità e del progresso tecnologico, perché le basi del racconto dimostrino solide e rigorose fondamenta sulla quale poter evolvere la storia. Quando si parla di rigore scientifico, in questi casi, ci si riferisce all’utilizzo di speculazioni narrative plausibilmente tecnico-scientifiche e non di certo alla possibilità che vengano o meno implementate nella realtà.

Per non divagare troppo preciso che la fantascienza gode di numerosissime sotto-categorie, da quelle più ricercate e scientificamente accurate (hard) a quelle più “fantasiose” (soft), senza dimenticare distopie, ucronie e sotto-generi maggiormente in voga oggigiorno quali cyberpunk e steampunk; questa precisazione è dovuta non alla pignoleria di un appassionato sfegatato di tale genere quale non sono, bensì alla volontà di non mettere in un’unico calderone scrittori molto distanti tra loro per cifra stilistica, preparazione culturale e prosa: se avete letto Asimov, Dick, Herbert (cito alcuni dei più famosi, conosciuti anche a chi è digiuno del genere) sapete di cosa sto parlando.

Per i motivi sopra esposti quando si tratta di analizzare dove andrà l’umanità nel prossimo futuro si ricorre proprio alla citazione di autori, o di opere, di genere sci-fi che in alcuni casi e grazie a determinati titoli paiono quasi aver profetizzato il nostro stato attuale e preconizzato quello che sarà il nostro prossimo passo evolutivo. Ma è molto probabile sia vero il contrario, cioè che semplicemente tali autori dotati di arguzia e notevolissimo spirito di osservazione sono riusciti ad analizzare l’attualità in cui vivevano costruendo delle storie che sarebbero potute diventare realtà, basandosi sui comportamenti dell’opinione pubblica, l’innovazione tecno-scientifica, la pervasività del positivismo antropocentrico. Più che novelli profeti si sono rivelati lungimiranti e abili analisti della loro epoca; esattamente ciò che serve per costruire un ottimo romanzo Si-Fy.

Questo non sminuisce la bellezza e l’importanza di tali opere, proprio perché grazie a tali caratteristiche risultano tanto attuali (e ciò che garantisce l’immortalità di un opera è la capacità di essere tale a dispetto di quando è stata concepita) quanto “riflessive”, potendo donare al lettore la possibilità di capacitarsi della situazione cui si trova a dover sottostare; perché un libro sci-fi di siffatte caratteristiche riesce ad essere comprensibile e attuale per un ragazzo di oggi, così come lo fù per un ragazzo degli anni 60 o del secolo scorso. Il decadimento dell’umanità, la dismissione dell’antropocentrismo in favore dell’ibridazione con le macchine, la digitalizzazione come quarta dimensione fisica non sono tematiche figlie di questi tempi, bensì prendono origine dall’avvento dello scientismo e del positivismo sregolato sorto all’indomani dei valori Illuministi. Cioè, quando l’uomo ha cominciato a sbilanciare interamente la sua vita a favore unicamente della fredda razionalità, del progresso come fine ultimo, della scienza come unica fede emancipatrice e del materialismo come unico metro di misurazione per quantificare la felicità del vivere. Quando l’uomo è divenuto unicamente cervello. Di prove, a tal proposito, credo sia inutile elencarvele bastandovi constatare la situazione globale attuale.

Qualcuno potrebbe persino affermare che autori come Asimov, Orwell e Dick siano stati il punto di riferimento grazie alla quale orde di scienziati sono stati influenzati per realizzare tali prodigi tecnologici ormai talmente abusati da risultarci orpelli come tanti, quando invece dovrebbero destare stupore per la loro realizzazione. E’ possibile anche questo, che i progressi tecnologici siano stati realizzati anche grazie allo spunto di autori di fantascienza con una fervida immaginazione. In ogni caso la solida credenza nel progresso infinito e la trasformazione dell’uomo in creatura unicamente protesa verso la perfezione, e conseguente de-umanizzazione, si è costituita in dottrina: e il suo nome è Transumanesimo, e non sto’ leggendo la quarta di copertina di un romanzo sci-fi.

Quando Nietzsche affermava “l’uomo deve essere superato” non intendeva questo

“Smettendo trascendenza e spiritualità abbiamo soltanto un meccanismo organico che si muove sotto precise regole matematiche, un prototipo di livello che con l’andare del tempo si è rivelato troppo arretrato e perfettibile; è tempo di effettuare un upgrade dell’uomo” dichiarazioni di questo tipo prendono posto su slide discusse direttamente in prestigiosi atenei universitari, nei laboratori e persino nel lessico che riguarda la gente comune. I Transumanisti ritengono il corpo umano come un hardware cui andrebbe innestato un software più potente per migliorare le capacità di funzioni; già parlano di sconfiggere la morte attraverso l’innesto di sistemi neurali capaci di “filtrare” la coscienza di un uomo in un backup, da innestare successivamente alla morte dell’individuo in un altro corpo interamente di silicio. Un cyborg. Per non parlare delle chiacchiere di Elon Musk alle prese con il suo nuovo giocattolino, Neuralink, da innestare nel cervello delle persone per permettere un’agile interfaccia neurale. Questi sono affetti da deliri di onnipotenza tali da affermare di essere in grado di catturare la coscienza di un individuo per poterla replicare infinite volte, come se la coscienza fosse un mero messaggio filtrante tra input e output e non il mistero più affascinante sulla natura dell’uomo.

Le tre leggi della robotica di Asimov, un codice fantascientifico da rispettare qualora si riesca a creare un robot, verrebbero aggirate ibridando l’uomo alla macchina, tanto da non riuscire più a capire dove finisce l’uno e inizia l’altro. Chiaramente parliamo di esperimenti, prototipi, ma si stanno muovendo enormi investimenti da più parti e progressi a tal fine stanno regolarmente avvenendo; il tutto vien fatto passare come uno scatto evolutivo tale da rendere l’uomo un essere perfetto (in base a quali convincimenti non si sà) capace di combattere piaghe e malattie di ogni tipo, posto che proporre l’elisir di lunga vita all’unico essere consapevole per propria coscienza di dover morire – e che muore veramente secondo coscienza – sarebbe il metodo migliore per inplementare tale tecnologia su vasta scala. I Transumanisti vorrebbero l’evoluzione dell’uomo portandolo all’estinzione. Dopo aver ridotto la vita umana a semplice processo biologico privo di slancio oltre al gretto materialismo, tale positivismo ha annientato la spiritualità sostituendola al mito perfettivo della scienza assoluta, lo scientismo, capace ora di preannunciare la fine dell’uomo.

In “Raised by Wolves”, serie tv lanciata da Ridley Scott – regista inarrivabile per quanto riguarda lo sci-fi che ha trasposto su grande schermo Blade Runner di Dick e ha dato vita ad Alien – la terra viene distrutta in seguito ad una guerra combattuta tra due opposte fazioni: i Mitraici (rappresentati del credo religioso e della spiritualità) e gli Atei (fautori di una fede cieca nella scienza). Entrambe queste due forze si combattono utilizzando dei robot, seppur considerando tali artifici gli uni come semplici macchine e gli altri come persone a tutti gli effetti; rappresentano due parti comunque inscindibili dell’uomo che però, trovandosi distaccate l’una dall’altra, diventano assolutiste nella forma: i Mitraici non vedono null’altro che lo spirito e la fede, mentre gli Atei null’altro che il corpo e la ragione. Solo partendo dai presupposti questa serie ci illustra lo spaccato perfetto della società odierna, e come la questione potrebbe risolversi un un prossimo futuro, poiché entrambe le fazioni difettano dell’apporto equilibrato ottenibile dalla fazione opposta.

Mother: “Noi rimarremo sempre delle creature, mentre tu diventerai una creatrice”

Mother e Father, due androidi sopravissuti alla distruzione della terra, raggiungono un pianeta inospitale per adempiere alla loro missione: far nascere dagli embrioni dei bambini che concorreranno a far rinascere la specie umana, secondo rigorosi principi atei, poiché i soli principi in grado di far vivere in pace ed in armonia le persone. Purtuttavia il bisogno di spiritualità si desterà in uno dei bambini – nonostante un’educazione priva di religione e nessun legame con la terra – tanto che quest’ultimo svilupperà una propensione alla preghiera in maniera del tutto autonoma, costruendo delle tombe che sfidano la razionalità dei due androidi. Ancora una volta un opera Science-Fiction mette in luce le problematiche odierne mettendo in prospettiva le possibili conseguenze. Certo che gli androidi della serie tv dimostrano molta più umanità che non i Transumanisti, nel rapportarsi con il genere umano e nel riconoscersi come creazioni. Mentre l’uomo, oggigiorno, ritiene di essere qualcosa di più simile ad un computer, paradossalmente si ritiene più androide di quanto non sarebbe un androide. L’incapacità di riconoscere la natura umana pone determinati individui nella condizione di creare intelligenze artificiali soltanto per il gusto di poterlo fare, giustificando tale atto come un tentativo dapprima di migliorare la vita dell’uomo e infine di trasformarla del tutto.

Se l’intelligenza artificiale si pone come la coscienza dell’androide, in quanto capace di evolversi autonomamente dopo l’innesto iniziale, quest’ultima potrebbe ingenerare le emozioni o una parvenza di esse; molti racconti sci-fi hanno messo in prospettiva la possibilità che un androide possa domandarsi quale senso abbia la sua esistenza, una volta scisso dal suo creatore umano. Se fin dalla notte dei tempi l’umanità si domanda il perché della vita, anche l’androide potrebbe potenzialmente fare lo stesso, e il sapere che è nato da uno sfizio dell’uomo sarebbe destabilizzante per la sua natura. Chiaramente si lavora di fantasia, ma perché dar vita a una creatura soltanto per realizzare di poterlo fare? Se quelle creazioni dotate di intelligenza artificiale sviluppassero emozioni, come potrebbero sopportare una tale verità? Non è che forse l’umanità è riuscita a svilupparsi ponendosi mille interrogativi senza darsi alcuna risposta? Non sappiamo davvero perché abbiamo coscienza, scientificamente è indimostrato (e credo fermamente indimostrabile) e ci rimane la fede a cui appellarci. Ma queste intelligenze artificiali sarebbero “vuote” e soffrirebbero una vita da condannati per il solo piacere di un uomo fattosi Dio.

Tale ossessione comporta nei Transumanisti la volontà di ricreare e riformare una creatura che giudicano imperfetta per natura, illudendosi di raggiungere la perfezione laddove la natura (o Dio) non sono riusciti ad andare oltre alla creazione di un essere imperfetto, secondo la loro convinzione prettamente materialista. I Transumanisti invidiano la perfezione atea e razionale che sarebbe presente negli androidi dotati di intelligenza artificiale, quanto gli stessi androidi invidierebbero la natura imperfetta, e per questo meravigliosa, degli esseri umani. Quand’è che finalmente l’uomo comprenderà che tale continua ricerca di superarsi potrebbe finire con il generare qualcosa che rimpiangerebbe di non essere umano, ponendo l’essere umano come vertice insuperabile di sé?

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