Ascesa e declino di Battlefield

Di Marco Zumbo

Uno dei più famosi ed importanti sparatutto di tutto il mondo è uscito oramai da qualche tempo con il nuovo capitolo. Un capitolo che non c’entra nulla con i vecchi storici fratelli maggiori che hanno entusiasmato milioni di giocatori. Ma perché se prima avevano ottenuto un così vasto successo con capitoli come Battlefield 3 e Battlefield 1, ora gli sviluppatori di casa DICE si ritrovano con un ultimo videogioco deludente e ricolmo di bug (quest’ultimi in maggioranza corretti solo da pochi giorni)?

Da Battlefield 3 in poi la serie videoludica ha fatto passi da gigante, aumentando una comunity sempre più grande proprio da questo capitolo che ancora oggi viene ricordato positivamente. Persino Battlefield 1, nonostante prima della sua uscita pareva un azzardo visto il contesto della prima guerra mondiale, alla sua uscita ha letteralmente fatto impazzire i videogiocatori che hanno potuto vivere grandi partite online e campagne in single player non indifferenti, tra le montagne del Carso al fronte francese, tra le aride spiagge turche alla steppa russa. Un’ottima scelta storica che ha potuto far divertire i giocatori con alcune delle armi più iconiche del primo conflitto mondiale, senza dimenticare la spallata che diede al maggiori titolo concorrente del momento, ovvero call of duty.

Si arriva infine alla presentazione ufficiale di Battlefield 5, questa volta tornato nel contesto della seconda guerra mondiale come i primissimi capitoli della serie. Oltre a promettere una valangata di nuovi mezzi militari da poter utilizzare nell’online, si mostra una mostruosa varietà di personalizzazioni per le armi e per il proprio personaggio (quest’ultimo diviso in quattro classi per ogni fazione esistente). Per non parlare di una grande quantità di mappe ambientate nei teatri bellici più o meno famosi di quel periodo. Un’infinità di promesse che mettono in fibrillazione i più accaniti fan della serie Battlefield, ritrovandosi però all’uscita del gioco l’inizio di un’amara sorpresa.

Se gran parte dei mezzi promessi non si vedono nemmeno con il binocolo, le ambientazioni e le fazioni vengono limitate a quelle già fin troppo sfruttate dagli sparatutto degli ultimi trent’anni. Persino la promessa di un fronte italiano e di uno russo viene infranta, non sforzandosi persino ad aggiungere chissà quante skin ed equipaggiamenti che, dopo deludenti e non ben sfruttati eventi vengono infine buttati alla bene e meglio nel negozio del gioco (si, la maggior parte è a pagamento). Ma perché una saga così promettente e competitiva inizia di punto in bianco a mettere in commercio un videogioco fatto a metà e con promesse mai del tutto mantenute? La risposta è semplice; niente più season pass a pagamento.

Nel trailer di presentazione avevano proprio assicurato che non ci sarebbe stata alcuna espansione a pagamento, cosa che allietò il portafoglio dei giocatori ma non certo quello della DICE e della EA, questi ultimi sentitosi quindi in dovere di voler vendere a pieno prezzo un gioco la cui maggior parte delle meccaniche promesse sono state semplicemente scartate per andare sul risparmio. Persino il super pubblicizzato battle royal si è dimostrato un altro lavoro con potenziale ma lasciato a metà, concedendo ai fan, me compreso, un amaro in bocca difficile da digerire.

Infine, non molti anni dopo l’uscita del capitolo venduto a metà, arriva sugli scaffali dei negozi Battlefield 2042. Non ambientato nel passato, non ambientato nei giorni nostri, bensì un futuristico sparatutto con armi e tecnologie avanzate. E molti vedendo questo hanno voluto crederci ancora, hanno voluto dare un’altra possibilità a questa saga che in fin dei conti ci ha entusiasmanti con le grandi battaglie online (anche Battlefield 5 alla fine della fiera): niente di più sbagliato.

Una valanga di bug che sono stati non del tutto risolti solo di recente, eliminazione delle classi per sostituirli con dei dubbi operatori e alla fine della fiera nessuna vera novità per cercare di migliorare una meccanica di gioco rimasta ancora indietro. C’è soltanto come novità un grosso tornado che sbuca durante l’online, interessante meccanica di gioco che però bugga tutto.

Se andate sulla piattaforma steam dovreste ancora constatare la grave differenza degli accessi giornalieri tra il nuovo capitolo e quello precedente, dove se sul primo ne vediamo 1000, Battlefield 5 può ancora vantarne 25.000. Un chiaro segno del fatto che il penultimo capitolo, seppur abbandonato ad un ingiusto destino visto il grande potenziale non sfruttato, rimane comunque migliore rispetto a Battlefield 2042. Se DICE ci tiene ancora al suo sparatutto più importante e non vuol lasciare ai concorrenti ACTIVISION più vantaggio, cosa che si è denotata con l’uscita del capitolo ben accolto “Call Of Duty: Vanguard”, è meglio che inizi a non guardare solo il portafoglio, ma anche le esigenze che una grande comunità chiede a gran voce.

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