Battiato, un pensiero

Battiato non è più. Anch’egli ha lasciato questa arida terra ormai desertificata nelle emozioni e nel vivere quotidiano, ennesimo sacrificio artistico volato Oltre; a quest’ora forse ha raggiunto quell’infinito che andava cercando da tutta una vita per tramite delle arcane formule che enunciava nei versi delle sue liriche, e che rimandavano di lui l’immagine del mistico più che dell’artista, ricettacolo di un messaggio incomprensibile ai profani. Battiato è morto. Ma ciò che non è morto è l’iter burocratico che sempre si anima quando personalità del suo calibro vengono a mancare, risolvendosi spesso in necrologi, coccodrilli, omaggi e dozzine di messaggi banali più imposti da un senso comune, che non da un’onesta dimostrazione compassionevole.

Come possono omaggiare Battiato, taluni abili ambasciatori dell’intrattenimento spacciato per Arte, quando quest’ultimo schifava proprio gente di siffatta caratura? L’ipocrisia si risolve spesso come comportamento umano più congeniale quando bisogna scavare ancora più a fondo la fossa all’ingombrante dipartito.

Battiato ha fatto con la sua Arte ciò che voleva, sempre, senza compromessi, e con essa ha realizzato ardentemente il suo spirito; curioso e instancabile esploratore di mondi, capace di realizzarsi nei suoi racconti e di stupirsi continuamente con gli occhi di un bambino ha potuto assaporare la libertà.

In molti lo riconoscono come spirito libero, e in molti vaneggiano dacché non sono mai stati liberi.

Viene in mente la risposta che quest’ultimo riservò a Dario Fo – esponente di spicco dell’Intellighenzia – che si lamentava del fatto che non gli piacesse la svolta musicale che aveva da poco intrapreso: “E a me che cazzo me ne frega?”. Ecco, e a lui che cazzo gliene frega del finto perbenismo di lorsignori , gli stessi che avrebbero tanto voluto tarpargli le ali perché non apprezzavano canzoni che non fossero impegnate politicamente?

Gli eredi materiali del Fo, i musicisti e cantanti di oggi si stanno stracciando le vesti incensando il capo del caduto cantautore Siciliano, citando ora una frase, ora un ritornello tratto dalle sue canzoni per farne bella mostra sulle proprie bacheche social, desiderosi di prendersi cinque minuti di notorietà sul cadavere di un incompreso. In bocca a gente simile, termini come spirito libero rasentano il ridicolo.

Battiato disprezzava tutto ciò che identifica il mondo e il modo di essere di questi tipi poco raccomandabili. Le sue canzoni sono bordate non contro un certo pensiero politico o personaggi legati a qualche partito, piuttosto mettono alla gogna l’intera società costruita sul più becero e squallido materialismo, brani improntati alla costante ricerca di sé in un sistema chiuso e auto-referenziale dove i “giovani preferiscono fare i km per cercarsi una discoteca e non sono disposti a conoscere loro stessi” per parafrasare un suo detto.

Questa società, oggi come ieri, non è adatta ad artisti come Battiato e la dimostrazione palese è rappresentata da una pseudo-letterata come la Murgia che definisce le canzoni del cantautore come “delle minchiate assolute”. Come dare torto alla Murgia? Oggi, come ieri, la spiritualità, la ricerca del sé, la poesia e la vertigine dell’auto-realizzazione sono viste come aneliti inutili, chincaglierie di poco conto retaggio di epoche oscure.

L’intellighenzia e relativo codazzo oggi fanno a gara per assegnare medaglie e strattonare a destra o a sinistra Battiato, consapevoli che difficilmente un uomo morto riuscirebbe a impedire tale violenza. Gli artisti scrivono lacrimevoli post per palesare influenze e ispirazioni mai avvertite prima, mentre accettano ospitate a Sanremo o ai concertoni del primo maggio complici di un sistema che in questo paese l’Arte e i cantautori come Battiato li hanno sempre disprezzati.

Ma domani sarà un altro giorno e le quintali di terra che detti individui parsimoniosamente hanno accantonato in tutti questi anni finalmente ricopriranno l’ingombrante dipartito, coscienti che un altro pezzo di storia andrà cancellandosi e fiduciosi del fatto che letterati autori di classici come “Istruzioni per diventare fascisti” sapranno scrivere un seguito più avvincente.

Ma a noi e a Battiato, sinceramente, cosa cazzo ce ne frega?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *