E’ solo una questione di fede(z)

Il pubblico dibattito in Italia è di una pochezza disarmante, privo di qualsivoglia spunto riflessivo degno di nota asservito com’è a logiche del tutto estranee al buon senso. Ogni questione viene impacchettata e gettata in pasto al pubblico tramite canali di informazione tradizionali – quali tv e giornali – con l’unico scopo di scatenare bagarre, polemiche senza capo né coda, un tiro alla fune sgraziato tra chi la spara più grossa; come diceva Carmelo Bene la stampa “informa i fatti”. Totalmente disinteressata a fare pubblico servizio, piuttosto condiscendente e desiderosa di alimentare fuochi e fomentare malpancismi, l’istituzione della stampa guida le reazioni popolari ai fatti di cronaca ben sicuri che la logica prettamente markettara che smuove l’intellighenzia nostrana prevarrà sul senso comune, finendo per accodare la massa popolare ai rigidi schemini imposti dai “liberi pensatori e artisti”, tutti insindacabilmente intellighenti.

Purtroppo il volgo non si impegna a ricercare metodi alternativi per costruirsi un’opinione, anzi si accontenta degli schemini precostituiti di cui sopra, desideroso di non sprecare tempo dietro a questioni facilmente riassumibili dalla parte più “pensante” della popolazione. Chiaramente i fatti devono essere semplificati il più possibile per essere digeriti dal volgo, quindi l’istituzione della stampa e il codazzo degli intellighenti promuovono una versione manichea della realtà: non ci sono sfumature e le questioni vanno spiegate e dibattute unicamente in maniera bicefala.

La versione manichea della realtà va’ unendosi alla logica del tifo calcistico tra opposte tifoserie – che regola la convivenza comunitaria nel campanilismo tipico del Belpaese – e l’istituzione della stampa, con relativo codazzo al seguito, costruisce ogni dibattito pubblico impoverendolo di contenuti. Non c’è possibilità di approfondire gli argomenti, sondare versioni differenti della questione, ragionare senza strilli e polemiche: tutto è costruito affinché due opposte tifoserie si scatenino vomitando bile e provocandosi a vicenda per 90 minuti, mentre in campo e soprattutto in tribuna vip si gioca tutta un’altra partita.

Ma quest’oggi non vi scrivo per lamentarmi della pietosa condizione della stampa, almeno, non solo per questo; sinceramente mi duole dare attenzione a qualcosa che ritengo debba esaurirsi in una bolla di sapone, ma non posso esimermi dal farlo se vedo in pericolo l’arte in senso stretto.

Purtroppo parlare di questo mi costringe a tirare in causa un personaggio che rappresenta la kryptonite utilizzata da detta intellighenzia per scardinare l’estro artistico e trasformare l’intrattenimento da rotocalco in unica forma artistica concessa: parlo di fedez (e la minuscola non è un errore di battitura). Credo che ormai tutti sappiate cos’è successo sul palco del concertone del primo maggio e senza senza dilungarmi oltre in particolari, la faccenda mi ha provocato una sensazione di disgusto che onestamente non vuol passare.

La sensazione di disgusto tuttavia non è dovuta alla non-performance degna dell’Artaudiana macchina attoriale del rapper in questione – ormai sono vaccinato da certa protesta all’acqua di rose – quanto al dibattito che successivamente ha infiammato la pubblica opinione. Come volevasi dimostrare il dibattito si è spaccato in due perfette metà, una dalla parte di fedez – comprendente politici dal pensiero affine, fans, artisti intellighenti – l’altra contro fedez – politici dal pensiero opposto, hater, persone comuni – e il dibattito è ruotato attorno alla figura che il rapper rappresenta.

Già, ma cosa rappresenta fedez?

fedez rappresenta l’intrattenitore che sfrutta il ruolo di cantante per travestirsi da artista e prendere posto all’interno della comoda cerchia degli intellighenti. Chi sono questi ultimi? sono gli esponenti impegnati della società civile, coloro che sfruttano tale riconoscimento per influenzare la pubblica opinione presentandosi come espressione della morale solidale, equa e progressista. Gli intellettuali, l’elite, chi detiene un primato intellettuale sulla massa. La stampa veicola le notizie, l’intellighenzia dirige l’opinione pubblica. Oggigiorno i VIP sono la parte che più riesce a far da tramite tra popolino ed elite, e fedez rientra appieno in tale categoria.

Dopo aver iniziato come artista, auto-producendo la sua musica e sfruttando il web per veicolare i suoi messaggi, al buon fedez è stata donata la poltrona di giudice di un famoso reality – X Factor – che rappresenta una delle principali concause dello svilimento musicale di questo paese; un posto dove entra l’estro ed esce il prodotto, una catena umana di sfruttati spremuti dalle multinazionali in cerca del sicuro singolo di successo. La morte della musica per mano dei musicisti. Ovviamente fedez accetta e da allora è stato una continua ascensione ai piani alti dell’intellighenzia nostrana, tanto che ora riveste il ruolo di intrattenitore e nulla più. Non che sia un male in sé, tuttavia l’artista non fà parte di un certo sistema, risiede aldilà di ogni sistema e comunicando attraverso la sua arte.

L’artista crea per scombussolare, inebriare, sbeffeggiare, offendere e provocare reazione negli altri. fedez ha tolto minuti preziosi alla sua musica per monologare e tanto basta per annullarsi artista.

GodSaveTheVintage non è sede di chiacchiericcio politichese, quindi non mi interessa disquisire della legge Zan tanto quanto non interessava farlo a fedez; la politica segue il canovaccio dialettico tesi-antitesi di ogni dibattito pubblico, pertanto è uno sforzo inutile parlare di questa legge, tanto più inutile della legge stessa. fedez si è presentato con un cappellino della nike e il suo smalto gender fluid perché doveva markettare il primo e cercare potenziali clienti per il secondo, operazione di marketing riuscitissima, d’altronde stare con la Ferragni gli avrà pur insegnato qualcosa.

fedez dimostra un’ignoranza dei fatti e della cultura Italiana talmente grossolana da non poter essere considerata spontanea; la lottizzazione RAI esiste fin dai primordi della rete ammiraglia, e serve ad ogni partitino grande il giusto da poter influenzare la nomina del CDA per decidere le direttive dei palinsesti. Tolti gli ultimi quattro anni si viene da decenni di dominio da parte del partito che rappresenta la parte di pubblico che ha applaudito il suo monologo.

Ma voglio insistere: la cultura, la letteratura e l’arte in questo paese sono stati amministrati da un’unico partito che si è accontentato di influenzare i cervelli delegando il potere ad altri partiti consimili, ed è forse inutile scomodare i mitici anni 70, ma giro volentieri il coltello nella piaga: forse il buon fedez finge di non sapere che in quegli anni, se non si era di comprovata fede sinistrorsa oppure impegnati politicamente (unicamente dietro le direttive dell’intellighenzia) per il semplice operaio, o il libero artista, il lavoro latitava, e per i secondi la censura imperversava. Chi si ricorda di un certo Battisti o di un Mogol, artisti che si dichiaravano apolitici e che pertanto subirono pressioni dall’intellighenzia e dalla critica che cercò loro di sbarrare la strada in ogni modo attraverso la censura?

Quella censura che la RAI non ha attuato nei confronti fedez, più volte ospite nei vari canali e finito secondo all’ultimo festival di Sanremo. E che dire del fatto che durante la festa dei lavoratori il prode fedez ha preferito parlare di tutt’altro quando schiere di artisti e lavoratori dello spettacolo – per intendersi, quelli che gli montano il palco, registrano i dischi, preparano i tour… – sono a casa da mesi senza soldi, chissà come saranno felici questi quando potranno “riabbracciare” chi si finge martire della libertà di parola dallo scranno di chi la libertà di parola vorrebbe vietarla?

Come vedete di motivi per considerare fedez per quello che realmente rappresenta ce ne sono a iosa. Il VIP che moraleggia e si crede al disopra di tutti è in grado di bloccare mezza Italia per giorni in discussioni banali e stucchevoli. Fedez l’artista che diventa fedez, il VIP, l’intrattenitore che perde la singolarità pur uniformarsi nella tanto decantata società inclusiva, aperta e ugualitaria. Eppure in questi giorni c’è stato qualcosa di ancora più vomitevole rispetto a tutto quanto scritto fin’ora.

La cosa realmente più disgustosa è stata la caccia alle strofe subita da Fedez

Coloro i quali si sono scagliati contro il rapper non hanno saputo fare altro che alimentare un dibattito che si sarebbe dovuto spegnere nel nulla più assoluto, dimostrando ancora una volta che all’interno di un certo sistema maggioranza e opposizione lavorano per il mantenimento del sistema stesso. Dai politici, ai giornalisti, ai pennivendoli di sistema che stanno all’opposto di chi ha applaudito il monologo di fedez si è riusciti a raggiungere vette di bassezza ancora più grandi. Loro, che si scagliano contro la cancel culture d’oltreoceano e che a parole lottano per la libera espressione, sono andati ad analizzarsi i vecchi testi di Fedez (l’artista) per trovare incongruenze, insulti e quant’altro pur di azzopparlo, rivelandosi Inquisitori esattamente tanto quanto quelli che fingono di disprezzare

Un gioco al ribasso, una volontà di riscrivere il passato non diversa da quella proposta dai BLM o dai sinistrorsi nostrani. Un’incapacità di comprensione tale da metterli nella condizione di non comprendere la sottocultura hip hop/rap che utilizza il dissing come tecnica per provocare e sconvolgere la pubblica opinione, tecnica utilizzata anche dallo stesso Fedez; perché nemmeno a loro interessa approfondire e creare un dibattito serio, si accontentano di recitare la parte dei “cattivi” che ricorrono agli stessi mezzi subdoli degli avversari per combattere ad armi impari.

Un volgare sfoggio di demenza che rende perfettamente l’idea di come funziona il tifo dei dibattiti pubblici: questione di fede, non di certo religiosa ma calcistica, tra due forze che si scontrano e si scornano da nemici per 90 minuti e poi vanno a farsi l’aperitivo assieme.

A quanto pare non esiste possibilità di farsi alternativa al sistema, giocando le regole del sistema stesso (e vi rimando ad un mio vecchio editoriale per approfondire la questione). Lo stesso fedez ormai trasformatosi in esponente di punta dell’intellighenzia non si è scomposto più di tanto dopo tali attacchi; ormai ha lasciato il microfono per rappare da parte e preferisce comunicare con monologhi in favore di telecamera, segno che lui per primo non crede più nei suoi vecchi testi. Ho dovuto predere le difese del Fedez artista perché GodSaveTheVintage combatte per la libera espressione e il politicamente scorretto, anche quando farebbe comodo far finta di nulla e assecondare parte del sistema quando quest’ultimo attacca qualcuno lontano dalle nostre posizioni.

L’arte non è mai giudicabile secondo morale (e torno a marchettare un mio editoriale recentemente ripubblicato che tratta tale tema), pertanto mi trovo a dover difendere Fedez l’artista, pur non sopportando fedez e ciò che rappresenta.

Per concludere il mio lungo monologo un cenno a proposito delle immagini che avete scorto fin’ora: mute, istantanee dello stato attuale dell’arte in Italia, la rappresentazione del silenzio dai locali e dai luoghi che dovrebbero brulicare di estro e creatività, forse le immagini più potenti e disarmanti, forse l’immagine che davvero avrebbe fatto più rumore di qualsiasi monologo decantato dal palco del primo maggio. Perché talvolta il silenzio è l’arma migliore per svuotare ogni sterile chiacchiericcio

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