Guerra e soldi: nessun complotto – Prima parte.

Di Mario Minetti

“Quando finirà?”
E’ la domanda che più compare in questi giorni. Inizialmente riferita al periodo pandemico, ora direttamente rapportata alla guerra in Ucraina.
Non è facile rispondere in entrambi i casi, ma una cosa la possiamo fare: ripercorrere i passi per capire da dove si è partiti per arrivare alla situazione odierna.
E magari scoprire che le due circostanze sono più “vicine” di quanto possiamo immaginare.

Seguitemi e scoprirete cose interessanti.

Quando parliamo di guerra, dobbiamo necessariamente parlare di costi e di denaro.
“Cui prodest?” Si chiederebbero i nostri avi.
La prima cosa interessante che scoprirete è la semplicità del discorso. Talmente semplice che anche un bimbo delle elementari può capirlo. I soloni dell’economia e i giornalisti prezzolati (primo indizio: conoscete testate giornalistiche indipendenti, che non ricevono finanziamenti da banche o governi?), usano spesso termini e paroloni proprio per dissuadere dalla lettura chi volesse informarsi. Mai un trattato esplicativo, mai un articolo di semplice comprensione. In questo modo, e questa è l’idea che mi son fatto, il cittadino che resta ignorante è più facilmente malleabile mentalmente, e corruttibile economicamente.

Partiamo dall’inizio: che cos’è la moneta e in che modo gli viene attribuito il valore?
Una definizione esaustiva di moneta è quella del Premio Nobel Samuelson: “la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare”.
Ma è bene, anche, un “piccolo” excursus storico, in modo tale che sempre più persone conoscano il passato, sappiano capire il presente e possano affrontare il futuro.

La moneta da 1 Euro che sta creando scompiglio: Il suo valore è incredibile  | Potreste averla - Kronic



In principio fu la moneta.
Nella nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento di pagamento, un mezzo di scambio con cui paghiamo e siamo pagati.
Bisogna qui fare una prima distinzione tra denaro e moneta
Il denaro è il circolante accettato del mercato, ossia da tutti, in un distinto periodo storico. I gettoni telefonici, i miniassegni degli anni settanta, le caramelle date di resto al bar, sono un esempio di denaro.
La moneta è il circolante emesso dallo Stato in un distinto periodo storico. Fa parte della categoria del denaro fino a quando viene accettata dal mercato: le monete fuori corso e le monete svalutate non sono più denaro in quanto nessuno le accetta.
Per diversi secoli l’uomo ha fatto ricorso al baratto, scambio diretto di un bene o di un servizio senza l’uso della moneta, e verso il V millennio avanti Cristo l’uomo incominciò a dare a certi oggetti (conchiglie, zolle di sale, asce di pietra, punte di frecce, sementi, animali…) un valore intrinseco per favorire il proprio commercio.
Secondo la tradizione, la prima moneta metallica dovrebbe essere stata coniata nel 685 in Lidia, antica regione dell’Asia Minore, da Creso, re di Lidia: si trattava di una moneta di elettro (una lega greggia di oro e argento) senza figure o scritte. In seguito i greci coniarono monete d’argento con la figura di Poseidone, il dio del mare, e questa prassi venne via via seguita da altri popoli, tanto che all’inizio del V secolo avanti Cristo la moneta era diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.

Quindi furono le banche.
Tutto nasce in Italia con le Repubbliche Marinare, in particolare quelle di Genova e Venezia. Dai porti di queste città partivano navi cariche di beni dirette verso altre nazioni, città, repubbliche. Le merci trasportate venivano vendute o in cambio di altre merci o in cambio di monete d’oro. Tutti i beni avevano un valore di mercato basato sull’equiparazione con altri beni o sul relativo valore in oro dell’epoca.
Quindi le navi trasportavano merci e monete d’oro. Si correva però un enorme rischio durante i viaggi. Nessun ladro può rubarti sotto il naso del bestiame, ma può benissimo portare via un piccolo forziere di monete d’oro. Per risolvere questo grave problema la repubblica marinara di Genova, forte del suo impero e del suo mercato in tutto il mediterraneo, decise di creare la prima moneta cartacea, anzi, il primo “titolo” pagabile a vista al portatore, numerato, protocollato, certificato. Perché tutto funzionasse però c’era bisogno che nei luoghi di destinazione dei mercati vi fossero degli istituti delegati dalla repubblica di Genova, affinché si potessero cambiare questi titoli ricevendo in cambio oro. Così nacquero le banche. I mercanti caricavano le navi di merci e invece di caricare forzieri di oro andavano in banca e si facevano dare un titolo che valeva quanto oro si sarebbero dovuti portare. Questo oro veniva versato in banca in cambio del titolo.
A destinazione i mercanti vendevano la merce che trasportavano e ne acquistavano altra per caricare le navi, ma non pagavano più con l’oro (sia in forma di “moneta” o gettone, sia in forma di lingotto) bensì con questo titolo. Il mercante straniero riceveva tale titolo grazie al quale poteva andare in una banca affiliata in zona, presentarlo e ricevere in cambio tanto oro quanto valeva il titolo. Quindi se il portatore aveva un titolo che valeva 100 gettoni d’oro, presentandolo in banca, questa prendeva il titolo, lo distruggeva dopo averlo protocollato come “cambiato” e consegnava al portatore 100 gettoni d’oro.
Una volta che il sistema di credito a distanza era stato accettato ufficialmente in tutto il mediterraneo, accadde l’imprevisto!
I titoli avevano acquistato talmente tanta fiducia nei portatori che erano pochi coloro i quali avendone uno si scomodavano per andarlo a cambiare per ritornarsene con le sacche piene di oro. Primo per scomodità di trasporto, secondo per il rischio di essere derubati. Così pochi cambiavano il titolo in oro e molti invece compravendevano beni scambiandosi i titoli.
Ora si che si può dire che erano nate le banche! Queste avevano i forzieri pieni di riserve di oro e la popolazione mediterranea faceva mercato con i loro titoli perché si fidavano del sistema. Il titolo valeva sicuramente tanto oro quanto riportato sulla facciata del titolo
Le banche erano interessate a un dato molto importante: quante persone andavano a ritirare contemporaneamente l’oro scambiando con questo i titoli? Il dato riportava un numero assai basso, nell’ordine delle unità percentuali. Assumiamo per comodo che la percentuale fosse del 5%. Questo voleva dire che solo il 5% dell’oro depositato in banca veniva richiesto, riscosso, movimentato dai clienti e che il restante 95% rimaneva costantemente in deposito.
Allora perché non utilizzare questo oro, questo valore, immobilizzato? Perché non farlo fruttare?
Fu così che le banche allora stabilirono una percentuale di “sicurezza” oltre la quale poter operare in tranquillità con l’oro depositato dai clienti, assicurandosi di avere una riserva aurea sufficiente ad affrontare eventuali richieste o picchi di richiesta di cambio oro/titoli. Questa percentuale venne stabilita nell’ordine del 20% circa. Fu così che nacque il concetto e il meccanismo di “Riserva frazionaria“. Questo sistema permetteva alle banche di poter disporre del’80% dell’oro depositato per i suoi affari.
L’80% dell’oro poteva venire utilizzato per prestare oro, denaro, a chi lo richiedesse guadagnandoci l’interesse sul valore prestato, esattamente come gli interessi di oggi. Prestavano cento per riceverne centotrenta nel tempo. Fu così che le banche passarono dall’essere istituti di risparmio a istituti di credito e risparmio.
Venne quindi inventato il tasso di interesse sui soldi versati sul conto, anche il cliente guadagnava se affidava i suoi risparmi alla banca.
Conveniente no? Perché tenermi l’oro o i soldi/titoli sotto il materasso quando depositarli in banca significava anche guadagnarci nel tempo?


Primi intoppi
Il sistema si è evoluto sempre di più e la ricchezza dell’occidente galoppava in modo così veloce che il sistema economico e monetario faticava a seguirla. I soldi iniziarono a non bastare più, soprattutto dopo la rivoluzione industriale sino ai giorni nostri. Così le banche furono “costrette” a rivedere i numeri, ad osare, ritoccando come prima cosa la percentuale di riserva frazionaria. Inizialmente la riserva frazionaria era del 20%, oggi è al di sotto dell’1.5% (uno virgola cinque). Siccome l’unico ostacolo al ribasso della percentuale della riserva frazionaria era rappresentato dai cittadini che ritiravano i soldi agli sportelli, si è cercato di diminuire drasticamente questo fenomeno, cercando di incentivare sempre più i contribuenti a investire il loro denaro e a non prelevarlo, ne a tenerlo fermo.
Questo enorme flusso di denaro, queste continue iniezioni di moneta portarono subito come conseguenza un fenomeno finanziario chiamato inflazione. Questo sistema portato all’estremo, non poteva reggere se non incentivando un sistema del debito, secondo il quale tutto, dal denaro ai beni, doveva tendere ad essere prestato altrimenti addio riserva frazionaria….

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L’inflazione
Da questo momento entra in gioco la seconda grande mutazione del sistema bancario dopo quella dell’introduzione della riserva frazionaria: la gestione privatizzata del debito tra paesi e la centralizzazione del problema dell’inflazione. In poche parole gli stati non riuscivano più a mantenere in equilibrio un sistema completamente virtuale, soprattutto non riuscivano a scambiarsi beni e servizi in modo equo ed equilibrato. Pensiamo all’Europa e agli USA. Il sistema, la ricchezza, non poteva dipendere da quanto fossero bravi i singoli stati a tenere sotto controllo questo cavallo sbizzarrito del capitalismo sfrenato e senza regole.

Privatizzare o nazionalizzare? Questo è il problema! | Iuncturae



La soluzione imposta: privatizzare.
Fu così che invece di fare qualche passo indietro, invece di frenare durante questa impazzata corsa in discesa senza freni, si incentivò il sistema ai limiti dell’insostenibilità. Gli Stati decisero di privatizzare la gestione  della loro moneta in modo da delegare a privati sia l’emissione della moneta, sia il controllo dell’inflazione, sottraendo di fatto ai cittadini la sovranità monetaria.
In Italia il tutto avvenne nel 1980, come molti ancora ricordano.
Protagonisti: Beniamino Andreatta, Ministro del Tesoro, e Carlo Azeglio Ciampi, Governatore della Banca d’Italia (tenete a mente i nomi)
L’Italia era la quinta potenza mondiale e l’inflazione galoppava al 20%.
Da allora I Titoli pubblici, sempre acquisiti dalla banca centrale, vennero consegnati, con interessi crescenti, prima al mercato interno, e poi alla speculazione finanziaria mondiale
I privati si fecero carico del controllo dell’emissione monetaria e di tenere sotto controllo l’inflazione in cambio di un guadagno percentuale sui soldi gestiti ed erogati.
Saltiamo qualche decennio e parliamo direttamente dalla BCE (Banca Centrale Europea). La BCE ancora oggi guadagna il 3% del valore facciale (quello indicato sulla facciata delle monete, ad esempio 100€) per ogni moneta stampata e distribuita.
Praticamente la Banca d’Italia (privata) stampa i titoli/cartamoneta e presta questi soldi allo stato, (come fanno le banche commerciali con noi), e poi li rivuole con gli interessi. Però per ogni banconota stampata la spesa è di qualche centesimo (costo tipografico di 0,30 centesimi ciascuna), mentre il valore della banconota è quello scritto sopra (5, 10, 20, 50, 100, 200, 500). Meraviglioso, non credete? La banca spende qualche centesimo per stampare la banconota da 100 €, la da allo stato e poi ne rivuole 100 più gli interessi (3% !!!).
La differenza tra il costo di stampa ed il valore della banconota si chiama “signoraggio”, (tenete a mente anche questa parola).
A questo punto la differenza tra il costo del materiale + la manodopera per farla, ed il valore della moneta, diventa un bel guadagno per chi la fabbrica.
Ricordatevi sempre che la Banca d’Italia è privata, perciò una buona parte delle nostre tasse la paghiamo non allo stato ma ai signori proprietari di banche che a loro volta sono proprietari della Banca Centrale. Adesso con l’euro e la Banca Centrale Europea è la stessa cosa, il signoraggio viene ripartito tra le banche dei vari stati dell’unione.
Il 3% è sicuramente una percentuale che non ha alcuna giustificazione ed è per questo che prima di arrivare a tale soluzione si è fatta la propaganda sul concetto di libero mercato. A questo punto è bene porsi fondamentali domande:
quale interesse avevano realmente le banche private visto che guadagnavano il 3% su ogni moneta stampata?
In tutto questo meccanismo, le riserve auree, che fine hanno fatto? Ma, soprattutto, chi sono i “signori” dietro tutte queste interessate decisioni? Quanto contano i governi nelle decisioni prese?

Per saperlo, dovremo fare qualche passo indietro.
Ma prima, dovremo concludere il discoro.




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