Guerra e soldi: nessun complotto – Seconda parte.

Di Mario Minetti

Ricapitoliamo:
In principio quando la moneta e il debito erano reali, i cittadini avevano merci che potevano scambiare con oro, e dato che non potevano circolare con lingotti o monete pesanti in tasca, decidono di stampare titoli/monete per quanto oro disponevano. Una volta prestata quella moneta, il cittadino poteva acquistare tanto oro quanto era il valore della moneta prestata. Se questa non veniva restituita al legittimo proprietario, questi perdeva l’intero valore della somma prestata.
Oggi le banche private acquistano carta che ritagliano in foglietti, diciamo 10.000, su cui fanno stampare una cifra, ad esempio 10€ (valore nominale), spendendo per l’operazione 20€ (valore intrinseco). Poi prestano questi foglietti allo stato, richiedendo alla restituzione 10.000€ (1000 foglietti da 10€). In caso di mancata restituzione perderanno realmente 20€, ma piangeranno per 10.000€.
Quindi il signoraggio bancario è, nel caso di una banconota da 100 euro, di 100€ + 3€ – 30cents.
La differenza dell’effettivo valore del foglietto di carta e quello che gli stati effettivamente pagano per averlo.
Ma è legale tutto questo? Sicuramente non è giusto, soprattutto nei confronti dei cittadini che non hanno mai scelto questo sistema economico/monetario.
Il signoraggio, in pratica e non in teoria, è proprio questo, avallato e permesso dalla privatizzazione della moneta.

Signoraggio | Macroeconomia



Un altro esempio
E’ iniziata da tempo una martellante campagna mediatica, dove, giornali e tv su tutti, informano i cittadini degli elevati costi di produzione relativi alle monetine centesimali dell’euro. Nei paesi europei, quasi tutti i governi sono schierati per il ritiro di tali monetine, e, in particolare, al parlamento italiano è stata presentata in tal senso una mozione contro i centesimi di euro.
Secondo tale mozione, i costi di fabbricazione di ciascuna moneta da 1 centesimo ammonterebbero a 4,5 centesimi, quelli di ciascuna moneta da due centesimi a 5,2 cent, quelli di ciascuna moneta da 5 centesimi a 5,7. Per costi di produzione si intende: valore intrinseco del materiale utilizzato per il conio (acciaio con placcatura in rame; la percentuale di acciaio è del 94,35% mentre quella del rame del 5,65%) + costo dell’energia necessaria per il conio (presse e altri macchinari) + costo della manodopera.
Stando sempre al testo della mozione, dall’introduzione dell’Euro la Zecca avrebbe fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo, 2,3 miliardi di monete da 2 cent e circa 2 miliardi di monete da 5 cent, per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni
Sicuramente la produzione di dette monetine è economicamente controproducente, tanto che prima la Finlandia e dopo l’Olanda le hanno ritirate dalla circolazione.
Ma per chi è controproducente tale conio?
E quali sono invece i costi di produzione e i ricavi per la produzione delle altre monete e, soprattutto, delle banconote? Chi ci guadagna e quanto?
Infine, cos’è l’Euro e quanto vale?

Chi “batte” moneta in Europa?
“Nell’ambito dell’Eurosistema, la Banca d’Italia produce la quantità di banconote in euro ad essa assegnata dalla B.C.E., immette le banconote in circolazione e provvede al ritiro e alla sostituzione dei biglietti deteriorati.
Sia la BCE sia le BCN dei paesi partecipanti all’area dell’euro hanno titolo legale a emettere banconote in euro. In pratica soltanto le BCN provvedono materialmente all’emissione e al ritiro dei biglietti in euro.
La BCE non è infatti coinvolta in alcuna operazione di cassa.
L’emissione delle monete in euro è di competenza degli Stati dei Paesi partecipanti. Nell’area dell’euro è la Commissione europea che coordina gli aspetti attinenti alle stesse. In Italia le monete in euro sono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, in qualità di ente emittente, provvede alla loro distribuzione sul territorio nazionale avvalendosi delle Filiali della Banca d’Italia.”
(Qui il sito della Banca d’Italia per eventuali precisazioni in merito)

Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Wikipedia



La Zecca d’Italia, quindi, conia solamente le monete metalliche, le banconote vengono stampate dalla Banca d’Italia.
La banca centrale dello Stato, dite voi, e invece..

Azionisti della Banca d’Italia in %
Intesa Bci 26.8
Banca di Roma 11.1
Unicredito 10.9
San Paolo Imi 9.0
Mediobanca 8.3
Inps 5.0
Carige 3.9
Bnl 2.8
Mps 2.5
Ras 1.3
Altri 18.4

La prima anomalia evidente è che il capitale della Banca d’Italia non è dello Stato.
E la B.C.E.?
Dal 1° gennaio del 1999 la Banca centrale europea ha il compito di determinare la politica monetaria di tutti i Paesi europei che decidono di adottare l’euro, smettendo di battere valuta propria. Da quando l’Italia è entrata nell’euro, la Banca d’Italia non stampa più le vecchie Lire perché ha ceduto questa funzione alla Bce, e lo stato italiano, di conseguenza, ha perso così la sua sovranità monetaria.
Specifichiamo che “la Sovranità Monetaria è il diritto di uno Stato Sovrano di emettere moneta, senza doversi indebitare con alcuno”. L’Italia e i paesi nell’area Euro, sono sottoposti al rigore della Banca Centrale Europea, che persegue quale primo obiettivo il controllo e la stabilità dei prezzi.

Il debito pubblico
In molti pensano che il debito pubblico sia il saldo negativo tra le entrate e le uscite del bilancio statale causato dai quei governi spendaccioni che negli ultimi decenni ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità.
Non è così.
L’incapacità, gli sprechi e le ruberie dei politici contribuiscono solo ad alimentarlo.
La causa è ben altra: è dimostrato che l’attuale debito pubblico dello Stato italiano è costituito per il 95% da interessi di signoraggio. Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta, l’Italia non avrebbe debiti e le risorse rese disponibili sarebbero impiegate esclusivamente il benessere del popolo italiano.

P.S.: mentre sto scrivendo questo articolo, il governo ha aumentato le spese militari al 2% del PIL, il tutto votato a larghissima maggioranza dal Parlamento.
Quindi l’Italia spenderà ogni anno 38 miliardi di euro per armarsi, con conseguente aumento dl debito pubblico.
La manovra finanziaria di quest’anno vale appena 32 miliardi.
Per lavoro, salari e sanità ci dicono che mancano i soldi…..se non la capite neppure così….



La digitalizzazione.
Altra martellante campagna mediatica è quella riferita al limite che alcuni stati vorrebbero porre nell’uso del contante e al conseguente utilizzo di bancomat o carte di credito, fino ad arrivare a una moneta moneta digitale comune.
Messaggi come questo della BCE vengono sempre più diffusi e amplificati da tutti i media:
“La digitalizzazione si è ormai diffusa in ogni ambito della nostra vita trasformando il modo in cui paghiamo.
In questa nuova epoca un euro digitale garantirebbe ai cittadini dell’area dell’euro che possano continuare ad avere accesso gratuito a un mezzo di pagamento semplice, universalmente accettato, sicuro e affidabile.
L’euro digitale sarebbe come le banconote, ma in forma digitale: una moneta elettronica emessa dall’Eurosistema (la BCE e le banche centrali nazionali) accessibile a tutti, cittadini e imprese.”.
Le scuse primarie per porre un limite alla circolazione del contante sono: la riduzione dell’evasione fiscale, ma anche la lotta alla corruzione, al lavoro nero, all’economia sommersa e, più in generale, a tutte le attività illegali.
Come se i criminali moderni, i trafficanti e i mafiosi andassero in giro col portafoglio zeppo di banconote o dormissero su materassi gonfi di carta moneta.
Certamente viene favorita una tracciabilità dei pagamenti, e questo può essere uno strumento di lotta all’illegalità molto più semplice ed efficace della fatturazione o dello scontrino elettronico, ma allo stesso tempo riduce i costi dello stato per il monitoraggio e facilita i controlli, limitando libertà e privacy del cittadino.
Ne sono tutti consapevoli.
Tuttavia, usando l’arte del linguaggio, ci viene detto che in questo campo, come in molti altri, i benefici appaiono ben superiori ai costi.
Quindi cosa c’é di vero?

Il fine di tutto
In questi ultimi anni abbiamo visto l’avverarsi di teorie che sono sempre state relegate in un angolino e classificate come “complottiste”.
Ad esempio, è stato istituito un QRCode, sempre a proposito della digitalizzazione, per ogni cittadino che abbia voluto affrontare il periodo pandemico usufruendo dei vari vaccini messi in commercio dalle case farmaceutiche a tempi di record. Questo codice, il famigerato “Green Pass”, nato per consentire gli spostamenti fra paesi diversi dell’Unione Europea, è finito per diventare letteralmente il “numero della Bestia” di biblica memoria; ricordate?: “Faceva si che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome” (Apocalisse 13,16-18).
Infatti, da diversi mesi, milioni di lavoratori nel nostro Paese, senza quel codice non possono espletare le più elementari funzioni giornaliere come: andare al cinema o entrare in un bar, spedire un pacco dall’ufficio postale o andare in banca a ritirare la pensione. Ma, soprattutto, non possono lavorare e sostenere le proprie famiglie.
Tali leggi liberticide e contraddittorie dal punto di vista giuridico e morale, approvate quasi all’unanimità dal nostro ma anche da altri parlamenti europei e occidentali, sottolineano la fine del nostro mondo così come l’abbiamo conosciuto, o l’abbiamo interpretato.
Il fatto che tali leggi sembrano dettate ad ognuno dei vari governi da soggetti estranei e “superiori” a questi, e provenienti da una unica agenda di lavoro prestabilita, fa cadere le basi su cui questo mondo che abbiamo vissuto fino a ieri ci dicevano fosse fondato.
Cadono i veli sulla politica, fino a ieri ipocritamente divisa tra destra e sinistra; cadono i vari sistemi sindacali a difesa dei lavoratori, che non rispondevano, già da tempo, alle necessità della classe operaia; cade il sistema capitalistico, perché le imprese, che dovranno indebitarsi per proseguire le loro attività, si scopriranno non più proprietarie dei mezzi di produzione che useranno per la produzione di beni e servizi; e anche il commercio degli stessi beni e servizi sarà modificato in maniera sostanziale.
Qui, però, se vogliamo veramente provare anche solo ad immaginare quale sarà il futuro del nostro mondo occidentale, entriamo in argomenti scottanti, bollati come “complottisti”, ma, credetemi, al momento sono le uniche teorie a unire i puntini del grande disegno



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