Guerra e soldi: nessun complotto – Terza parte.

Di Mario Minetti

Quarta rivoluzione industriale e grande reset
Termini ormai da tempo bollati come complottisti, pericolosi da diffondere, con pene da scontare, al momento, tramite esclusione dal circuito mediatico.
Eppure…
“Per quarta rivoluzione industriale si intende la crescente compenetrazione tra mondo fisico, digitale e biologico. È una somma dei progressi in intelligenza artificiale (IA), robotica, Internet delle Cose (IoT), stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie”.
Questa la definizione che appare nella recensione di un libro uscito nei mesi scorsi, edito dalla Franco Angeli edizioni e titolato proprio “Quarta rivoluzione industriale”. L’autore è Klaus Schwab, la persona a cui i media mainstream non indirizzerebbero mai l’epiteto “complottista”.
Ebbene, la sua striminzita biografia su Wikipedia recita: “(Ravensburg, 30 marzo 1938) è un ingegnere ed economista tedesco. Professore di economia politica all’Università di Ginevra, è il fondatore e attuale direttore esecutivo del Forum economico mondiale (o forum di Davos)”.

Al World Economic Forum di Davos si parla di sfide globali


Il Forum di Davos “riunisce ogni anno i principali esponenti internazionali del mondo della politica, della finanza e dell’industria per definire e implementare le strategie future che devono dirigere la globalizzazione nei suoi rapporti con gli stati e i mercati mondiali. È membro onorario dell’FC Bayern Monaco.”
A parte il riferimento all’FC Bayern Monaco, squadra calcistica tedesca e al libro sopra citato, non c’è nessuna altra notizia biografica interessante sulla persona in questione.
Allora chi è questo signore che ogni anno riunisce nella ridente cittadina svizzera gli esponenti delle élite mondiali?
E, soprattutto, perché?
Nel 2016 il WEF pubblicò un articolo in cui si descriveva una società apparentemente utopica in cui tutte le necessità materiali di base erano soddisfatte. Ne era autrice Ida Auken, autorevole esponente del Forum, già ministro dell’ambiente in Danimarca.
Questo articolo fu pubblicato sulla prima pagina del sito del Forum economico mondiale (Word Economic Forum) e si mostrava per quello che è a tutti gli effetti come il manifesto del forum stesso, la sua agenda:
“Non possiedi nulla. E sarai felice” – Benvenuti nell’anno 2030. Benvenuti nella mia città, o dovrei dire “la nostra città”. Non possiedo niente. Non possiedo un’auto. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici o vestiti.

Agenda 2030: obiettivi per lo sviluppo sostenibile - Facoltà di Scienze  della Comunicazione sociale - UPS


Potrebbe sembrarti strano, ma ha perfettamente senso per noi in questa città. Tutto ciò che consideravi un prodotto, ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, all’alloggio, al cibo e a tutte le cose di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. Una dopo l’altra tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi alla fine non aveva senso per noi possedere molto. La prima comunicazione è diventata digitalizzata e gratuita per tutti. Poi, quando l’energia pulita è diventata gratuita, le cose hanno iniziato a muoversi rapidamente. Il prezzo dei trasporti è calato drasticamente. Non aveva più senso per noi possedere un’auto, perché potevamo chiamare un veicolo senza conducente o un’auto volante per viaggi più lunghi in pochi minuti. Abbiamo iniziato a trasportarci in modo molto più organizzato e coordinato quando il trasporto pubblico è diventato più facile, veloce e conveniente dell’auto. Ora non riesco a credere che abbiamo accettato la congestione e gli ingorghi, per non parlare dell’inquinamento atmosferico causato dai motori a combustione. Cosa stavamo pensando? A volte uso la bici quando vado a trovare alcuni miei amici. Mi piace l’esercizio e la corsa. In un certo senso fa venire l’anima durante il viaggio. Divertente come alcune cose sembrano non perdere mai la loro eccitazione: camminare, andare in bicicletta, cucinare, disegnare e coltivare piante. Ha perfettamente senso e ci ricorda come la nostra cultura sia emersa da uno stretto rapporto con la natura. Nella nostra città non paghiamo l’affitto, perché qualcun altro sta usando il nostro spazio libero ogni volta che non ne abbiamo bisogno. Il mio soggiorno viene utilizzato per riunioni di lavoro quando non ci sono. Ogni tanto sceglierò di cucinare da solo. È facile: ll’attrezzatura da cucina necessaria viene consegnata alla mia porta in pochi minuti. Da quando il trasporto è diventato gratuito, abbiamo smesso di avere tutte quelle cose stipate in casa nostra. Perché tenere stipate nelle nostre dispense una macchina per la pasta e una cuocicrepe? Possiamo semplicemente ordinarli quando ne abbiamo bisogno.


Ciò ha anche facilitato la svolta dell’economia circolare. Quando i prodotti si trasformano in servizi, nessuno ha interesse per le cose di breve durata. Tutto è progettato per la durata, la riparabilità e la riciclabilità. I materiali stanno fluendo più rapidamente nella nostra economia e possono essere trasformati in nuovi prodotti abbastanza facilmente. I problemi ambientali sembrano lontani, poiché utilizziamo solo energia pulita e metodi di produzione puliti. L’aria è pulita, l’acqua è pulita e nessuno oserebbe toccare le aree protette della natura perché costituiscono un tale valore per il nostro benessere. Nelle città abbiamo molto spazio verde e piante e alberi dappertutto. Ancora non capisco perché in passato abbiamo riempito di cemento tutti i posti liberi della città. Shopping? Non riesco davvero a ricordare cosa sia. Per la maggior parte di noi, si è trasformato nella scelta delle cose da usare. A volte lo trovo divertente, a volte voglio solo che l’algoritmo lo faccia per me. Conosce i miei gusti meglio di me ormai.
Quando l’intelligenza artificiale e i robot hanno preso il sopravvento su gran parte del nostro lavoro, abbiamo improvvisamente avuto il tempo di mangiare bene, dormire bene e trascorrere del tempo con altre persone. Il concetto di ora di punta non ha più senso, dal momento che il lavoro che facciamo può essere svolto in qualsiasi momento. Non so davvero se lo definirei più lavoro. È più come tempo di pensiero, tempo di creazione e tempo di sviluppo. Per un po’, tutto si è trasformato in intrattenimento e la gente non voleva preoccuparsi di problemi difficili. È stato solo all’ultimo minuto che abbiamo scoperto come utilizzare tutte queste nuove tecnologie per scopi migliori rispetto al semplice ammazzare il tempo.
La mia più grande preoccupazione sono tutte le persone che non vivono nella nostra città. Quelli che abbiamo perso per strada. Coloro che hanno deciso che è diventata troppo, tutta questa tecnologia. Quelli che si sentivano obsoleti e inutili quando i robot e l’intelligenza artificiale si sono impossessati di gran parte del nostro lavoro. Coloro che si sono arrabbiati con il sistema politico e si sono rivoltati contro di esso. Vivono diversi tipi di vita fuori città. Alcuni hanno formato piccole comunità autosufficienti. Altri hanno semplicemente soggiornato nelle case vuote e abbandonate di piccoli villaggi del XIX secolo. Ogni tanto mi arrabbio per il fatto che non ho una vera privacy. Da nessuna parte posso andare e non essere registrato. So che, da qualche parte, tutto ciò che faccio, penso e sogno è registrato. Spero solo che nessuno lo userà contro di me. Tutto sommato, è una bella vita. Molto meglio del percorso in cui ci trovavamo, dove è diventato così chiaro che non potevamo continuare con lo stesso modello di crescita. Stavamo accadendo tutte queste cose terribili: malattie legate allo stile di vita, cambiamenti climatici, crisi dei rifugiati, degrado ambientale, città completamente congestionate, inquinamento idrico, inquinamento atmosferico, disordini sociali e disoccupazione. Abbiamo perso troppe persone prima di renderci conto che potevamo fare le cose diversamente”.

L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile - Leyton Italia


Il post, che aveva ricevuto numerosissime critiche, è stato poi rimosso; ma il testo, nella sua interezza, può essere ritrovato nel web su numerosi siti che ne riportano fedelmente il testo come abbiamo fatto noi.
Il WEF ha però mantenuto il video che lo affiancava con le sue 8 predizioni per il 2030
E’ questa l’agenda che qualcuno sembra seguire pedissequamente?
Questo il Nuovo Ordine Mondiale che stanno pensando per noi?
E chi sono queste persone?
Prima cosa da sottolineare è che, ai nostri giorni, chi fa troppe domande è persona scomoda: si rischia di essere tacciati di complottismo, oltre a non avere mai nessuna risposta.
Proviamo ora a dare noi qualcuna. Basta cercarle.
Complottismo, deriva da complotto (intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone) e sembra un termine che intende misteri, cospirazioni, congiure, ma vedrete ce non c’è niente di più alla luce del sole di ciò che andremo ad analizzare.
Innanzitutto bisogna ricordare a chi nega l’esistenza di una agenda, che “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in un grande programma d’azione per un totale di 169 obiettivi o traguardi.
Per puro caso tali obiettivi coincidono con le politiche del Foro Economico Mondiale.
Il 2030 non è certo lontano, e quello che ci si prospetta davanti non è un futuro roseo, ed è soprattutto un futuro non scelto da noi.
In sostanza, si tratta dell’istituzione di un tecno-feudalesimo per il quale vale il giudizio del filosofo Giorgio Agamben. “Il capitalismo che si sta consolidando su scala planetaria non è il capitalismo nella forma che aveva assunto in occidente: è, piuttosto, il capitalismo nella sua variante comunista, che univa uno sviluppo estremamente rapido della produzione con un regime politico totalitario. (…) Quel che è certo, tuttavia, è che il nuovo regime unirà in sé l’aspetto più disumano del capitalismo con quello più atroce del comunismo statalista, coniugando l’estrema alienazione dei rapporti fra gli uomini con un controllo sociale senza precedenti. “
In alto, un pugno di imperatori i “padroni universali”, coadiuvati da varie caste di feudatari, vassalli, valvassori e valvassini, in basso tutti noi, i servi della gleba a cui somministrare un’esistenza animale.
Perché nessuno protesta? Possibile che nessuno si sia accorto di tutto ciò? Evidentemente questi “padroni universali” hanno già raggiunto la capacità tecnologica di entrare nelle nostre vite e nelle nostre menti.
Lo fanno ogni giorno con i notiziari, che riportano solo le loro veline, col cinema e con i film, che per decenni hanno allenato le nostre menti a determinati cambiamenti, con l’istruzione, ormai priva di ogni residuo istruttivo ed educativo, solo volta a formare i nuovi schiavi di domani.
Forse è ora di conoscere chi sono queste persone che stanno decidendo le nostre sorti e quelle dei nostri figli.
E’ ora di fare quel passo indietro che vi avevo promesso



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