Il cinico sarcasmo e l’allegro nichilismo

ATTENZIONE! LO SCRITTO CHE SEGUE VUOLE URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’

…dove eravamo rimasti? Ah già, questo è il seguito dell’editoriale scorso; un sequel che in parte funge da reboot. La volta scorsa in qualche modo si è fatta luce sulla nascita di un certo tizio che scrive su questa rubrica ma, come la buona tradizione Marvelcomicsa ci insegna, l’origine del supereroe cambia sovente in qualche accento quando si cerca di riproporlo. Tecnica utilizzata solitamente a cadenza decennale e/o a ridosso dell’uscita di qualche fantasmagorico cinecomics o serial a base di soggetti normodotati alle prese con problematiche quotidiane, come ad esempio salvare il mondo dai Nazisti o salvare i Nazisti dal mondo, vedete voi…insomma, sempre di Nazisti si tratta. Pensate se si prendessero gli squali e i Nazisti, in assoluto le due categorie più abusate in ambito cinematografico, e li si schiaffasse su celluloide…che diamine di b-movies ne verrebbe fuori? Qualcosa di assolutamente innovativo e in grado di…

Oh, porca di quella….

Il trash, insomma che cos’è mai il trash? Un apostrofo ebreo fra le parole “squalo’Nazista”

Edmond Rostand

Ma passiamo oltre. Certamente MKDIESIS è una creatura complessa da analizzare e in fondo la sua venuta ha gettato nello sconforto innumerevoli personaggi, vuoi per le sue convinzioni vuoi per il fatto che parlo di mé stesso in terza persona. Probabilmente questa è un’autoanalisi che mi impongo per comprendere come mai sia nato MKDIESIS, e la cosiddetta fase anale Freudiana non mi convince per niente, come giustificazione inconscia.

Sicuramente egli è venuto per scacciare dal tempio l’innumerevole folla di personaggi equivochi che domina incontrastata, medializzando, squalificando ed estinguendo ogni forma altra di essere umano; gli insidiosi post-umani che costituiscono la maggior parte degli individui che ad oggi formano la società, così uguali e scarni di valori, nemici di ogni virtù e vuoti d’animo che paiono un giro di Re nella discografia di Vasco Rossi. Purtroppo questo mondo esteriore pare sempre di più il perfetto cortile di casa per questi individui, tanto che ogni altro bambino dotato è costretto a starsene in casa a giocare

La risposta a questo stato di cose non poteva che essere la rivoluzione, un tentativo di riportare all’origine l’essere umano ormai perso fra TikTok e le ultime tendenze mediatiche; un impresa folle, senza dubbio, ma proprio per questo così salvifica per la razza umana da sfiorare la trascendenza. E certamente un’impresa disperata, poiché la disperazione spesso è il carburante per riuscire in miracoli di questo tipo.

Nell’anno horribilis 2020 il morbo ha influenzato centinaia di migliaia di individui – esacerbandone le già decadenti doti – trasformandoli in ciondolanti zombie che infettano condividendo post, spammando come bastardi, likkando ogni foto frutto dello scatto perfetto (fra i trentamila provati) e ballando su di un social generato per rincretinire i mocciosi. Dimenticatevi il prologo di The Walking Dead, questa è la realtà. Una schiera immensa di omini/omine-pongo pronti a digitalizzarsi la vita per qualche gemma in più, qualche dannato follower da accalappiare. D’altronde, se la vita è una mer..a, puoi sempre costruirti un personaggio meraviglioso su facebook.

Ma il nemico utilizza sordide armi per abbattere ogni tentativo di rivolta e – così come Saruman con gli Uruk-hai – ha generato avanguardie da combattimento note con il nome di Millennial e Generazione Z, che esattamente come gli orchi e i goblin passano la maggior parte del tempo a scambiarsi insulti su quanto facciano schifo vicendevolmente. Ma perché affidarsi agli anglicismi per definirli, dico io?

Per loro mai titolo è più azzeccato di questo: Gomorroidi. La prima regola del manuale noto come “Il cinismo fatto in casa” indica l’assoluto bisogno di comprendere la realtà della vita…e cioè che tutto ruota attorno ad un buco. Nasciamo da un buco, veniamo concepiti tramite un buco e finiamo i nostri giorni in un buco (per alcuni il secondo punto è opinabile, ma madre Natura non la pensa così). La vita è un buco.

Ne converrete con me che nel corso della vita spesso si incontrano persone spiacevoli, antipatiche e dannose oltre che dolorosamente sopportabili…insomma, per ogni buco da percorrere ci sono le emorroidi da evitare. Quindi un essere dannoso ed inutile, secondo questa raffinata visione della vita, è quanto di più simile ad un emorroide.

Dette avanguardie CUL-turali che il nemico utilizza per diffondere il suo morbo pestilenziale sempre più spesso si identificano facilmente dal loro presentarsi come copie-carbone di un qualche personaggio di Gomorra.

Tatuaggi stilosi, acconciature modellate con la creta, perfezione estetica portata al limite, abbigliamento da gangstar che ha effettuato una fusion con Alfonso Signorini. Caratterialmente sono identici, l’analfabetismo impera nelle loro bocche come il vento fischia tra le loro orecchie, spesso dediti al piccolo spaccio e all’atteggiarsi spavaldamente a capoccia del quartiere – che la ganja la comprano con i soldi di mammà e i selfie li fanno con in mano la pistola accendi-sigaro. Ecco, appunto, Gomorroidi fatti e finiti. E voi pensate che MKDIESIS basti a salvarci da tutta questa decadenza? Certo che no, non è mica Gesù. Principalmente ci vuole la cultura e secondariamente qualcuno che abbia le palle di farne buon uso.

Risultato di fusion con Potara

Molte volte è scoraggiante vedersi costretti a combattere contro i mulini a vento, vien voglia di gettare via tutto e uniformarsi agli altri così da sentirsi meno soli, più compresi, “normali” per quanto questo possa essere il metro di paragone nella società odierna. Perché combattere e fare il vuoto intorno a sé? Autolesionismo, oppure smania di protagonismo? Sarebbe più facile svuotarsi di ogni qualità e fingersi felici come chiunque si trovi a vivere questa fase in perenne declino. Credersi felici e vivere alla giornata giusto per appagare ogni capriccio, di quelli unicamente richiesti dal fisico, che lo spirito ormai è stilizzato dentro stanche membra.

Passare di relazione in relazione per l’effimero appagamento di provare mille esperienze in una sola vita, e ritrovarsi un domani a comprendere che nemmeno quell’unica vita la si è vissuta veramente. La vita richiede dei principi, una ferrea volontà e una morale propria quando decide di scaricare ogni suo frutto in testa alle persone. E’ per questo che bisogna combattere, per portare avanti le proprie idee, i propri principi e ogni buona virtù, aggredire l’esistenza e decidere di voler essere un unicità all’interno dello scorrere esistenziale. Cultura e principi fanno l’uomo e l’uomo così muta la società. Il vuoto non lo si sconfigge con ulteriore vuoto, bensì riempiendolo di sostanza. Riempiendolo di Noi.

Come Giampaolo Morelli ne l’ispettore Coliandro…mi..chia!

L’ispettore Coliandro è un poliziotto che desidera soltanto poter dimostrare le sue qualità svolgendo il lavoro che desiderava svolgere fin da bambino. Eppure in polizia nessuno gli dà credito, tutti quanti lo ritengono un mediocre, buono soltanto a tappare buchi in qualche sgangherato ufficio. Per lui, cresciuto a pane e Clint Eastwood, il mestiere di poliziotto è un dovere morale da interpretare sulla strada, nel mezzo di sparatorie, indagini per omicidi e ogni scabrosa azione compiuta da chiunque tenti di sovvertire la giustizia. Ogni volta cerca di rendersi utile, ed ogni volta viene deriso ed assegnato a casi ridicoli ed umilianti. Ma non si arrende.

Sente in lui come un dovere, una missione da compiere a dispetto della paura o di qualsiasi altra emozione, non rispetta quel lavoro che tanto lo umilia e a tratti gli pare inutile – con quel misero stipendio che lamenta di prendere – ma rispetta sé stesso e chiunque gli chieda aiuto, poiché lui rappresenta un simbolo e non può tirarsi indietro. Come spesso dice: ” Anche se non ci ho capito niente sono rimasto a prendere pugni fino a quando la situazione non si è risolta“.

Non è un esaltato, bensì un Uomo virtuoso e come tale si sente di dover adempiere al suo ruolo. E ogni volta, a dispetto delle situazioni che si trova ad affrontare, ci mette sempre la faccia; nessuno gli riconosce i meriti se non la vittima, rimane sempre con un pugno di mosche in mano e il cuore spezzato, ma ciononostante la volta dopo si mette nuovamente in prima fila per svolgere stoicamente il suo compito.

Questo è l’ispettore Coliandro, personaggio creato dalla penna del grande giallista Carlo Lucarelli e portato sullo schermo dalla regia dei Manetti bros; un piccolo cult che ha saputo farsi strada nonostante diverse difficoltà, quali tentativi di censura, i pochi fondi e una visione diametralmente opposta rispetto ai benpensanti.
Sorprendentemente prodotta dalla Rai, questa serie tutta Italiana ha saputo conquistare i cuori degli appassionati non tanto per i continui omaggi al cinema di genere, o alla regia dinamica e accattivante dei Manetti; non tanto per le sceneggiature sempre ben scritte e la caratterizzazione dei personaggi; quanto per l’ispettore stesso, ruolo ricoperto da un magnifico Giampaolo Morelli.

Dichiarazione d’intenti

Si, perché questa è una serie cruda, violenta, volgare e sporca ma quantomai sincera ed onesta. Le ambientazioni non risparmiano allo spettatore la consapevolezza che nelle metropoli la vita non sia così rose e fiori come tale visione politicamente corretta tende a descrivere. La serie tocca argomenti scabrosi, scomodi e non si tira indietro dalle provocazioni, tanto sbandierate dall’ispettore che ha una visione della vita e della realtà che lo circonda cinica, ma quantomai veritiera, specie in una città multiculturale e con un alto tasso di criminalità quale Bologna…senza dimenticare l’ironia, elemento immancabile della serie e lente attraverso cui viene analizzato tutto lo schifo della quotidianità. Il buon cinico non si prende mai troppo sul serio, guardare per credere:

https://www.youtube.com/watch?v=uWyIOhTD96I

L’ispettore Coliandro ha saputo far breccia portando sullo schermo un poliziotto atipico, in parte fannullone, demotivato, desideroso di provare sempre le sue qualità, borderline, cinico, razzista e quanto ne volete..ma vero, sincero e di gran cuore. Un uomo, prima che un poliziotto, che interpreta la vita con dei valori ben definiti e combatte per essi, a dispetto della divisa

Probabilmente qualcosa di simile anima anche MKDIESIS, ma è difficile vederlo.

In virtù di questo è molto probabile che questo speciale sulle sue origini sia finito con il confondere ancora di più le idee. D’altronde la natura umana è quanto mai ricca di sfaccettature e MKDIESIS non fa’ certo eccezione. Già il fatto che viva rappresenta una speranza per chiunque condivida la necessità di farsi spazio in questo mondo che toglie i manti erbosi da sotto i piedi a chiunque non si livelli a “massa indistinta”. Lui combatterà sempre pur restando il solito, cinico, nichilista, inguaribile bastardo.

Perché, come disse Samvise: <C’è del buono in questo mondo padron Frodo: è giusto combattere per questo!>.

“Bestiale” cit-

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