Il lettore vintaggioso: noi moriamo a Stalingrado

Seconda battaglia difensiva del Don - Wikipedia

Mentre le famose penne nere degli alpini tentavano il tutto per tutto per cercare di sfondare l’accerchiamento sovietico durante la ritirata dal Don, conclusasi con l’eroico e al tempo stesso sanguinoso successo dei nostri connazionali a Nikolaevka, pochi sanno dell’esistenza di 77 italiani bloccati a Stalingrado, circondati da un nemico ben deciso a sconfiggere l’invasore e trovatisi nella battaglia più terrificante di tutta la seconda guerra mondiale. Ed è solo grazie alle ricerche dello scrittore Alfio Caruso e all’insistenza dei parenti di questi scomparsi se la loro memoria può ancora sopravvivere, sigillata tra le pagine di questo libro che merita più attenzione.

Dimenticati dal tempo

Unione Sovietica, fine del 1942. L’invasione tedesca ai danni dei russi sta avendo un brusco arresto a Stalingrado, città sulle rive del volga dove gli uomini di Stalin non intendono mollare per nessuna ragione nemmeno un vicolo. I tedeschi stanno incominciando ad avere serie difficoltà, non del tutto pronti per quello che sta arrivando contro di loro: un’immensa armata russa che, nell’operazione Urano, sta per chiudere l’intera sesta armata germanica dentro una sacca da cui sarà praticamente impossibile uscirne.

Alfio Caruso - Vicki Satlow
Alfio Caruso

Ma poco prima che tale contrattacco avvenga, il comando tedesco chiede agli italiani dell’ARMIR, sotto il comando del generale Gariboldi, alcuni reparti di autieri disposti a consegnare munizioni e uomini alle porte di una Stalingrado in fiamme. Verranno mandati il 117° ed il 248°, più alcuni medici che daranno sostegno negli ospedali limitrofi alla città. Inviano lettere alle proprie famiglie a casa, per poi ritrovarsi isolati in una battaglia cruenta che permetterà a ben pochi di tornare.

L’opera di Caruso è dettagliatissima, donandoci lettere dei protagonisti, facendo parlare chi gli ha attesi senza esito in patria, abbandonati da un sistema politico del dopo guerra che preferiva dare ragione ad unaUnione Sovietica stalinista che negava la loro esistenza. Le poche scoperte rinvenute vengono esposte con maniacalità, mentre il lettore può sentire nel proprio petto l’angoscia che provarono i nostri connazionali in quella fatidica situazione, seppure non avremo mai, si spera, modo di comprenderlo veramente.

È una di quelle tante storie d’Italia che non possono e non devono essere abbandonate in qualche angusta libreria, dando modo a coloro che non ci sono più di essere elogiati o comunque rispettati nel loro dolore, buttati in pasto ad una delle guerre più terrificanti della storia mondiale.

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