Il rosso e il nero: quel videogioco italiano che poteva farcela (?)

Per raccontarvi questa storia sono dovuto tornare indietro di vent’anni circa, spulciando quei pochi articoli ancora esistenti e prendendo ottime informazioni da uno dei video del buon canale YouTube Parliamo di Videogiochi. Di informazioni c’è ne sono poche, ma chi era a conoscenza di un videogioco totalmente made in Italy ed in lavorazione, ambientato durante la campagna militare in Italia versola fine della seconda guerra mondiale? Se siete fra quelli che non sapevano nulla al riguardo, allora sentite un pò questa:

Il rosso e il nero – IVIPRO

Tra partigiani e fascisti

Durante i tragici eventi che hanno caratterizzato il nostro paese dopo l’otto settembre 1943, l’Italia si ritrova divisa in due, tra il sud controllato dalle truppe alleate ed il nord presieduto dalla repubblica di Salò, quest’ultima martoriata dalle truppe partigiane. Potendo optare tra la fazione delle camicie nere e quella partigiana, questo sparatutto in prima persona si poneva l’obbiettivo di portare i giocatori online in scontri ambientati in mappe come Firenze, Istria, monasteri e foreste del nord Italia, facendo conoscere un momento storico poco trattato dalle grandi case videoludiche.

Un immediato fallimento

Il rosso e il nero – IVIPRO

La Black Ship Studios, la casa di produzione italiana che si era occupata della realizzazione del progetto, si ritrovò all’uscita del suddetto videogioco (2003) ignorata dalla maggior parte del pubblico, venendo ben presto accantonata. La motivazione era la problematica inerente ai controlli di gioco, come salti non esistenti od armi che sparavano più del dovuto. Con i giornali del settore che gli diedero il colpo di grazia, di questo titolo non ci sono più tracce, salvo una demo praticamente introvabile che vaga nel mondo di internet. E non dimentichiamoci nemmeno gli immancabili articoli pubblicati dai nostri giornali nazionali, dove hanno dato il colpo di grazia al suddetto progetto specificando che, oltre ad essere offensivo (questo mi ricorda l’associazione alpina che si lamentò della presenza dei nostri combattenti italici della prima guerra mondiale su battlefield 1, nonostante il gioco in questione non faceva altro che elogiare la nostra nazione ed i suoi militari), non dava le giuste distinzioni tra una brigata partitigiana e l’altra e mancavano le truppe americane e tedesche.

Poteva essere il gioco che avrebbe portato un buon successo in un periodo in cui uscivano giochi come Alf life 3 o need for speed most wanted? Visti i suoi problemi evidenti non esattamente, ma se il rosso è il nero avesse portato un’esperienza di gioco più interessante, affiancata ad un’ambientazione già affascinante e mai trattata in quel periodo, avrebbe di certo potuto prendersi una sua piccola fetta di fan, portando in tutto il mondo un videogame tutto italiano ben disposto ad affrontare le grandi testate internazionali.

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