La caduta di Venezia

Di Marco Zumbo


La serenissima repubblica di Venezia conquistò un posto nella storia dopo ben 1200 anni d’esistenza, periodo nel quale prosperò con il commercio, si espanse come potenza militare e affrontò in cruente battaglie titanici nemici come gli ottomani nella leggendaria battaglia di Lepanto. Una repubblica che si impose nei mari del vecchio continente come un marchio di qualità, fino a che le ambizioni di un piccolo, grande generale di origini corse non vide in essa una facile moneta di scambio per non solo favorire la sua nazione, la Francia, ma soprattutto per ingigantire la sua nomea che sempre più stava accrescendo. In pratica, la caduta di uno per la grandezza dell’altro.


Napoleone Bonaparte

Durante la prima campagna d’Italia, evento nel quale un giovane Napoleone iniziò ad accrescere la sua nomea con le sconfitte poste agli austriaci nel Nord Italia, la repubblica veneziana rimase prevalentemente neutrale al conflitto. Nonostante ciò le loro relazioni puntavano maggiormente in favore della vicina Austria, evento che mai piacque al giovane Bonaparte. Per di più le relazioni con la Francia rivoluzionaria iniziarono sempre più a peggiorare con l’avverarsi di eventi che di certo non facilitarono la situazione;

VENEZIA - ANNO 1797 - FINE DELLA REPUBBLICA
Pasque veronesi

L’onta più grave fu senz’altro la ribellione di Verona del 17 aprile 1796 (più conosciuta come pasque veronesi), quando cittadini anti-francesi si macchiarono dell’uccisione di 300-400 soldati francesi in convalescenza presso gli ospedali della città. Tale evento non piacque di certo al futuro imperatore che, già in quel momento abbastanza forte da potersi permettere di firmare accordi diplomatici senza il permesso del direttorio a Parigi (nella prima campagna d’Italia ne fece ben sei, ovvero con Piemonte, Roma, Napoli, Austria, Venezia e Genova), si era già prodigato nel siglare negli accordi di Leoben del 19 aprile (documento che anticipava quello di Campoformio) la cessione dei territori veneti all’Austria prima ancora che fossero stati conquistati.

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Ludovico Manin, ultimo doge di Venezia

I fatti della “Le Libérateur d’italie”

Napoleone, che di certo aveva dalla sua le conoscenze non solo belliche ma soprattutto politiche, lanciò l’esca il 20 aprile quando una tartana francese (tipologia di veliero dell’epoca), denominata per l’appunto “Le Libérateur d’Italie”, decise di entrare presso il porto di Venezia senza permesso e scatenando una violenta reazione che portò alla cattura della nave e all’uccisione di un certo capitano Laugier. Bonaparte non si fece sfuggire l’opportunità ed intimò immediatamente al governo veneziano di espellere l’ambasciatore britannico e gli emigrati francesi favorevoli ai Borboni, consegnare la merce inglese, arrestare gli assassini di Laugier e cedere 20 milioni di franchi alla Francia. Riuscì persino nel mentre ad innescare rivolte anti-veneziane a Brescia e a Bergamo, arrivando infine al 3 maggio con una formale dichiarazione di guerra.

La drammatica situazione portò dopo nemmeno dieci giorni dal conflitto ad un colpo di stato filo-francese che convinse doge e senato ad auto-destituirsi, ponendo un fine a circa 1200 anni di indipendenza veneziana ed egemonia dei mari. Ben 170. 000 zecchini (circa 1700000 franchi) vennero ceduti ai francesi, mentre il 16 maggio 5000 soldati al comando del generale Louis Baraguey d’Hilliers entrarono a Venezia senza colpo ferire. Iniziò però un vero e proprio saccheggio di stato che portò in Francia, più precisamente al Louvre in molti casi, opere d’arte inestimabili come i quattro cavalli di bronzo di San Marco che rimasero all’interno del museo parigino fino alla loro restituzione, avvenuta nel 1815. Neanche a dirlo ci furono persino molti arresti in merito all’uccisione del capitano francese, portando alcuni alla gogna ed altri, forse ancora più sfortunati, ai lavori forzati in Guyana Francese, inizi di tragiche vicende che porteranno ai ben famosi racconti dell’isola del diavolo.

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I quattro cavalli bronzei di San Marco

Il governo fantoccio perdurò fin quando non venne siglato il già citato trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, data che segnò la definitiva cessione dei territori veneti, istriani e dalmati all’Austria e l’amarezza dei patrioti italiani che desideravano quelle terre unite con il resto della Repubblica Cispadana, simbolo di una rinascita dell’identità italiana che era stata perduta nei secoli. Tale scelta diplomatica, che di certo accrebbe a dismisura la nomea di Napoleone, portò inevitabilmente l’Austria a pretendere quei territori anche dopo la definitiva caduta dell’epopea Napoleonica, cosa che porterà il popolo italiano a combattere per riconquistarle nella terza e quarta guerra d’indipendenza (quest’ultima meglio conosciuta come prima guerra mondiale). Ma soprattutto tali avvenimenti conclusero un importante capitolo della storia delle repubbliche marinare , portando Venezia (e anche l’eterna rivale Genova, sempre nel 1797) ad estinguersi definitivamente. Uno degli stati più antichi d’Europa che vide i grandi stravolgimenti artistici del rinascimento e le grandi guerre religiose che spaccarono il mondo cattolico da quello islamico.

“Il leone di San Marco è caduto. Viva San Marco!”

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