La pedina razzista (secondo YouTube)

Di Marco Zumbo

Non è la prima volta che commentiamo (ovviamente negativamente) l’operato dell’applicazione di video più famosa al mondo. Abbiamo già accennato alle problematiche inerenti all’algoritmo, in maniera dissimile ad altri social, ma questa volta vogliamo entrare più nel profondo di questa melma che ha oramai riempito un luogo che, se inizialmente aveva l’obbiettivo di raggruppare i contenuti dei creativi, ora vuole solo pensare sterilmente al dio danaro.

La pedina razzista

Antonio Radic, lo YouTuber incolpato dall’algoritmo di razzismo

Uno degli esempi che voglio raccontarvi oggi, che mi è stato consigliato dal nostro MKDIESIS, non è dissimile a molti altri eventi che continuano ad accadere nel tubo: Antonio Radic, YouTuber croato che tratta il magnifico mondo degli scacchi, commentando alcune delle partite più famose al mondo, si è ritrovato a giugno 2020 con il canale bloccato per 24 ore. La motivazione? Beh, i grandi signori del social rosso non hanno espresso al meglio il loro parere, ma si può arrivare a tale risposta facilmente: l’algoritmo automatico di youtube, programmato per cercare, senza un senso d’empatia umana, contenuti discutibili e “politicamente scorretti”, ha udito in uno dei video colpevoli del ragazzo croato la frase “il bianco attacca il nero”, non comprendendo il contesto di queste parole e gettando la sua divina punizione sul suo canale.

Ma se vogliamo fare un altro esempio più becero, siccome nel primo caso il ragazzo riuscì in un giorno a riottenere il suo canale, possiamo parlarvi del nostro compatriota capsula a fondo corso. Se siete appassionati del mondo del doppiaggio, soprattutto quello che opera all’interno del social rosso, avrete già sentito la sua profonda e calda voce che, tra un video comico ed un film d’animazione (esempio lampante “Il ladro ed il ciabattino”) ha avviato una serie di Podcast molto lo fi e rilassanti che vi invitiamo a seguire su Spotify. Perché Spotify è non YouTube? Beh, semplicemente perché il suo canale non esiste più,o per meglio dire è stato bloccato permanentemente.

Logo dello YouTuber bannato Capsula a fondo corso

Neanche un mese fa, infatti, ha ricevuto una mail su cui vi era spiegato che il suo canale non era conforme ai regolamenti del social, e che quindi la soluzione era stata trovata nel blocco totale ed indeterminato. Capsula ha tentato di fare ricorso ma, udite udite, youtube gli ha negato persino questo, precisandogli che il canale non sarebbe più stato possibile da riattivare. Ma la vera motivazione del blocco qual’è? Ovviamente lo staff non ha mai spiegato il motivo, e mai lo farà, ma il nostro malcapitato, aiutato da altri amici e colleghi del tubo sono riusciti a comprendere il vero motivo: contenuti ripetitivi.

In pratica, miei cari lettori, non si parla di linguaggio scurrile, scene violente o sessuali oppure di incitamento all’odio; semplicemente i contenuti di capsula erano, a detta loro, ripetitivi e ciò, fulcro della questione, non era utile per le pubblicità che pagano fior di quattrini per spuntare come funghi in ogni minuto di video che cerchiamo di guardare in santa pace.

Qualcuno potrà giustamente contestare il fatto che youtube, essendo un’applicazione gratuita, ha bisogno di guadagnare soldi con le pubblicità. E qui vi do pienamente ragione senza alcun dubbio. Ma allora siamo costretti e precisare che, come le rigide regole vanno seguite da chi fa video, anche chi fa pubblicità le deve seguire. Perché non so se vi siete accorti ma negli ultimi mesi decine di pubblicità palesemente spam e fasulle imperversano in mezzo ai video, alcuni dei quali anche sessualmente espliciti. Ed anche all’interno dei creatori dei contenuti di video c’è chi riesce a bypassare l’algoritmo, come un video di pochi mesi fa che, nonostante non parlasse di argomenti strani, aveva come copertina del video un’esplicita penetrazione sessuale…ed era perfino finito sulle tendenze di youtube Italia, perdio!

Quindi qual’è la morale della favola? Semplicemente un’applicazione come youtube, la stessa che usava il motto Broadcast yourself (trasmetti te stesso), dove un tempo vi si trovava una comunità veramente unita e vogliosa di mostrare le proprie capacità, da quando è stata acquistata da Google ha perduto la retta via, concentrandosi sul dover guadagnare a discapito di chi cerca di creare contenuti, le vere colonne portanti del tubo, ed utilizzando tecnologie non empatiche che causano più problemi che altro, lavandosene poi le mani se qualcuno chiede giustizia per un blocco ingiusto o per video che fanno davvero ribrezzo ma che non vengono tolti. Chissà se un giorno torneranno ai fasti di un tempo, dove cercano di impegnarsi affinché un creators abbia più supporto possibile e che uno sponsor ricevi un angolo di spazio “se se lo merita”… Perché finché non arriverà quel momento il politicamente corretto di youtube, fatto di ipocrisia, accuse senza senso e censure molte volte inutili, sarà soltanto utile quanto una bustina del te dentro la tazza del cesso.

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