L’amerigo Vespucci e la “Scomparsa” della nave gemella

Di Marco Zumbo

Se dico Amerigo Vespucci non solo vi viene in mente il noto esploratore italiano da cui presero il nome per denominare le Americhe, ma anche la splendida Nave Scuola della marina militare italiana che, oltre ovviamente ad addestrare gli ufficiali cadetti, affascina gli spettatori che la osservano da ogni porto internazionale e nazionale che lei visita. Ma se vi dicessi che fino agli anni sessanta esisteva una nave gemella, diversa solo lievemente di dimensione? Beh, se abbiamo attirato la tua curiosità non perderti il nuovo articolo storico targato God Save the Vintage.

Nave scuola Amerigo Vespucci - Associazione Nazionale Marinai d'Italia
L’Amerigo Vespucci

La costruzione delle navi gemelle

Decisi a voler sostituire le obsolete navi scuola della classe Flavio Gioia, la regia marina avviò nel 1925 la progettazione di due nuovi velieri con lo scopo di utilizzare un ambiente più consono durante gli addestramenti dei futuri ufficiali di marina. Prendendo spunto dai progetti della nave dell’oramai sciolto Regno delle Due Sicilie “Monarca”, il tenente colonnello del genio navale Francesco Rotundi diede il via alla costruzione della prima dei due velieri, iniziando per l’appunto con quella che diventerà la Cristoforo Colombo.

NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI e CRISTOFORO COLOMBO | Nave, Cristoforo colombo,  Imbarcazione
Amerigo Vespucci con la sorella Cristoforo Colombo

varata presso il cantiere navale di Castellammare di Stabia il 4 aprile del 1928, stesso cantiere dove verrà costruita la nave gemella (e più recentemente la nave più grande dell’attuale marina militare, la Trieste), ebbe alcune peculiarità che si distinguevano da quelle della Vespucci; possedeva due eliche, a differenza della gemella che ne aveva solo una, l’inclinazione del bompresso era differente e stessa cosa lo era per quanto riguardava l’attacco delle sartie. Ma nonostante queste differenze entrambi i velieri a motore e a vela iniziarono ben presto i loro viaggi di addestramento, incominciando dal 1931 le loro campagne d’istruzione che le portarono nel Mediterraneo, Atlantico e Nord Europa.

Immaginatevi quindi la consueta Amerigo Vespucci girare come da prassi in giro per il mondo, ma con la fedele compagnia della sorella maggiore che, istruendo il meglio degli ufficiali della marina, si mostravano maestose ed incantevoli in giro per i porti internazionali e non, dando lustro al proprio paese. La problematica per cui non possiamo più veder solcare i mari la Cristoforo Colombo però è un avvenimento che lascia il dispiacere e l’amaro in bocca

Dalla cessione alla distruzione

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale le due navi viaggiarono ben poco vista la loro scarsa utilità nell’ambito tattico-strategico, limitandosi a pochi spostamenti all’interno dei confini nazionali e rimanendo nei porti. Alla vigilia dell’8 settembre del 1843, giorno dell’ufficializzazione della resa agli alleati, entrambe le navi scuola erano situate nel porto di Venezia ed eseguirono l’ordine della corona di dirigersi a sud (il nostro documentario riguardo al sommergibilista Carlo Fecia di Cossato racconta più nel dettaglio questi concitati momenti), riparandosi presso Brindisi, porto sotto il controllo anglo-americano.

Attesero pazientemente fino alla fine della guerra, quando nel trattato di Parigi le potenze vittoriose segnarono le sorti di una delle due sorelle. Come risarcimento per i danni da guerra L’Unione Sovietica pretese un conto molto salato alla regia marina italiana, chiedendo la cessione di svariate navi come la Giulio Cesare, il Duca D’Aosta, la Camicia Nera, la Fuciliere ed ovviamente la Cristoforo Colombo. Senza dimenticarci l’obbligo di tagliare i cannoni delle due navi da guerra della classe Littorio, sorelle dell’oramai affondata Corazzata Roma, che per questo rimasero a marcire nel porto di Napoli fino alla loro demolizione, ma questa è un’altra storia.

L’organizzazione della consegna venne fatta con molta premura ed attenzione, soprattutto per paura che possibili fedelissimi della marina, disposti a tutto pur di non vedersi quelle navi consegnate ad una nazione straniera, avrebbero tentato di sabotarle ed affondarle, donandole preferibilmente alle profondità dell’oceano che a qualche altra marina che non fosse quella italiana. Soprattutto per quanto riguardava la Cristoforo Colombo, più elogiata dai fedelissimi, venivano fatti ogni mezz’ora dei controlli da parte dei palombari per evitare sabotaggi, oltre alle costanti ronde poste sul ponte della nave. La paura crebbe soprattutto per via dello sdegno che scaturì in tutta Italia, in quanto si voleva cederla ad un paese che deteneva ancora molti nostri connazionali in prigionia, ma il 9 febbraio 1948 l’ex nave-scuola disse addio per sempre al proprio paese e alla sorella, partendo con il secondo scaglione che l’avrebbe ben presto portata alla volta del porto di Odessa. L’unica magra e simbolica consolazione fu la seguente; oltre al salvataggio del quadro che era situato presso la cabina del capitano, raffigurante lo scopritore delle Americhe che ora fa mostra di se presso L’Amerigo Vespucci, il veliero venne consegnato con la bandiera della marina mercantile e non quella militare, tenendo più o meno intatto ciò che significò per gli ex allievi quella splendida nave.

La Cristoforo Colombo colorata di grigio e denominata Dunaj (Danubio)

Raggiunta la sua destinazione e rinominata Dunaj, venne completamente verniciata di grigio, cancellando le iconiche strisce bianche su sfondo nero che la rendevano ben riconoscibile. Utilizzata anche nel paese sovietico come nave scuola fino al 1961, si arrivò al punto in cui denotava l’urgente bisogno di ripararla dagli anni e dalle intemperie. Visto che la marina russa non volle preoccuparsi di tali problemi, il veliero venne quasi per sfregio adibita al trasporto di legname, mansione che nel 1963 le causò un tremendo incendio che la danneggiò gravemente. Radiata dall’albo della marina sempre nel 63, venne lasciata a marcire per lunghi otto anni, quando nel 1971 si decise infine di demolirla e cancellarla per sempre dal mondo del mare.

Ma se volete ancora sentire di lei c’è una piccola e malinconica curiosità; In “Il compagno Don Camillo” di Giovannino Guareschi, il ben noto protagonista si ritrova in borghese con la delegazione italiana in Unione Sovietica, comandata dall’immancabile Peppone. Ben consapevole di trovarsi di fronte alla ex Cristoforo Colombo, Don Camillo finge il contrario e si meraviglia della bellezza del veliero. Uno dei membri della delegazione, un ex marinaio, riconosce la nave e si strugge nel vederla in quello stato, consegnata ad una nazione straniera e ben lontana dalla sua patria. Una piccola ma efficacia stilettata da parte del famoso prete del cinema, ma a pensarci ci viene in mente una cosa; Mentre naviga meravigliosa ed ammirata dagli occhi increduli di persone di tutto il mondo, L’Amerigo Vespucci si sente sola, restando in attesa di una sorella che non tornerà più

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