Le navi nere che cambiarono il Giappone

Di Marco Zumbo

Da circa duecento anni il Giappone del diciannovesimo secolo si era chiuso commercialmente e culturalmente in sé stesso, permettendo solo a pochi stati come Cina e Paesi Bassi ad effettuare già di per sé limitati scambi commerciali con uno stato imperiale di fatto governato dallo shogunato Tokugawa. Ma nel 1853 delle navi nere si presentarono al porto di Kurihama e costrinsero sotto minaccia della loro evoluta tecnologia militare a permettere scambi commerciali con la loro nazione d’appartenenza, sancendo di fatto un evento che cambio il volto del Giappone. Ma chi erano i marinai di queste navi nere, e chi li mandò?


Siamo nel 1853 ed il Giappone è unito dal 1603 (se volete più informazioni al riguardo abbiamo pubblicato sul nostro canale youtube il documentario “La battaglia di Sekigahara, l’alba del Giappone“). La carica imperiale è sempre presente, difatti sul trono vi si trova l’imperatore Komei, ma a detenere il potere è lo shogunato Tokugawa, il cui capo clan era a quel tempo Tokugawa Leyoshi. Lo stile di governo feudatario teneva in equilibrio il paese che era rimasto distaccato dal resto del mondo, dove i samurai potevano ancora camminare liberamente con le proprie armi.

Questa abnegazione nel commerciare con altri stati derivava dal Sakoku, invero un editto che dal 1641 vigeva sul Giappone per contrastare l’espansione cattolica da parte spagnola e portoghese che tentò di minacciare la religione di stato. Tale legge però iniziò a vacillare il 14 luglio 1853, quando dal porto di Kurihama (L’attuale Yokosuka) si intravide il fumo nero di quattro colossali navi straniere.

Le navi da guerra statunitensi Mississippi, Plymouth, Saratoga e Susquehanna, comandate dal commodoro Matthew Perry, si erano dirette in Giappone con l’obbiettivo di aprire a qualsiasi costo, anche con la forza, una via commerciale verso l’isolata nazione. Già in passato gli Stati Uniti avevano tentato con finali più o meno scadenti lo sbocco commerciale con lo shogunato, ma in quel fatidico 1853 avevano raggiunto il porto con un dispaccio firmato dal presidente in persona Millard Fillmore che autorizzava a Perry ed i suoi uomini l’uso della forza se lo shogun non avesse accolto il loro arrivo.

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Tokugawa, rimasto così profondamente sconvolto dalla potenza straniera che si ammalò e morì il mese successivo, dovette acconsentire alla delegazione statunitense il permesso di scendere in porto, ricevendo infine da quest’ultimi la proposta di trattamento commerciale con gli USA, ricevendo un anno di tempo per valutare la proposta. L’anno successivo Perry si ripresentò in Giappone con il doppio delle navi, dimostrando che non avevano di certo intenzione di ricevere un no come risposta e che l’imperialismo statunitense poteva non conoscere confini.

Commodore Matthew Perry and the Opening of Japan
Mattehw Perry

A quel punto lo shogunato acconsentì, permettendo la disgregazione Del Sakoku e dando il via ad altri trattati commerciali con altre nazioni come Russia e Gran Bretagna. Ma tale scelta iniziò a far traballare anche il potere Tokugawa che, accusato dai filo imperiali di aver aperto agli stranieri i porti con così tanta facilità, fece scattare un’ondata di dissenso e di stravolgimenti politici, periodo definito bakumatsu, che portò a guerre civili ed in particolar modo alla guerra Boshin (1868-1869) che causerà la fine del periodo Edo (1603-1898) e l’inizio di quello Meiji (1868-1912). Una guerra che in ogni caso causerà mutazioni all’interno della cultura e della politica giapponese, ma al tempo stesso porterà l’impero a quel potenziamento tecnologico che gli permetterà di competere con i più potenti stati occidentali dell’epoca.

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