MINDS, l’unico social che non si paga

Anche voi siete stanchi di farvi rubare continuamente dati dalla grande F? stanchi di farvi impacchettare e vendere alle multinazionali? stufi di mr. Zuky e delle sue ciabatte – ci dovrebbe essere un limite legale al cattivo gusto??

“Io no, hahaha”

Bene, allora sarebbe molto più sensato cercare alternative piuttosto che migrare su piattaforme contigue alle condizioni di utilizzo capestro che regolamentano l’utilizzo di internet poste dall’imperio di Google. Non c’avete capito niente? naturale, altrimenti non stareste più su facebook.

I social media – nell’accezione etimologica del termine – indentificano tutte quelle piattaforme che mettono in comunicazione diversi soggetti, uniti da comuni interessi e dal desiderio di socializzare tra loro. Questa, almeno inizialmente, era la missione dei social media che però pian piano sono diventati elementi imprescindibili per esserCi nella realtà, dal momento che possedere un profilo su tali piattaforme non è più soltanto un divertissement, bensì quasi un obbligo per dare una rappresentazione del sé all’interno di una società sempre più digitalizzata.

Allo stato attuale i social rappresentano un’enorme contenitore volto a promuovere le più disparate attività: dalla creazione di movimenti civici e culturali a basi di sostegno per i partiti politici; da strumento di condivisione delle esperienze a vetrina per promuovere la propria persona; da centro di smistamento di informazioni/notizie ad editore e agenzia stampa; da mercato per vendere beni di ogni tipo a banchetto per promuovere ogni genere di attività ludica o professionale. Inutile girarci attorno, molti utilizzano i social anche per lavorare e trovare più facilmente l’accesso ad una piazza virtuale potenzialmente infinita. Ed è proprio l’indispensabilità del social ad averlo trasformato in qualcosa di così preponderante nella nostra società, tanto da fargli assumere lo status di elemento imprescindibile nella vita delle persone.

Con la falsa promessa di poter recitare liberamente all’interno di una piattaforma scevra da giudizi, i social hanno attratto milioni di individui che plasticamente concedono a questi ultimi un potere enorme, non emandabile; la tanto decantata regolamentazione in realtà è stato un pretesto per mettere fine all’utopia del libero mondo social approvando rigide policy di comportamento. Paletti che impediscono la libertà di pensiero e la libertà di impresa (le censure ad attività di promozione del tutto arbitraria) che i regolamentatori stanno cercando anche di emendare nel mondo reale.

Facebook ha gettato la maschera rimuovendo la nota intestazione sulla home di accesso – avete presente? “l’iscrizione a facebook è gratuita e lo sarà sempre” – perché tutti quanti noi abbiamo pagato facebook per poter attivare il nostro profilo. Come? con i nostri meta-dati. L’enorme mole di informazione legata ai nostri gusti personali, interessi, orientamenti, amicizie e la nostra vita privata è stata ceduta gratuitamente a facebook per permettere a mr. Zucky e soci di venderle alle grandi multinazionali, ansiose di poter profilare il consumatore tipo. Dovrebbe essere mr Zucky a pagare noi, invece con gli attuali algoritmi di ricerca impone a chiunque cerchi l’attenzione del pubblico di pagare le sponsorizzazioni rendendo nei fatti interdipendente l’attività del creatore di contenuti dal contenitore di essi. Se facebook garantiva “gratuitamente” la possibilità di far crescere la visibilità della propria attività – a differenza del mondo reale che imponeva costi fissi per molti impossibili da sostenere all’inizio – ora richiede il pagamento per la sponsorizzazione, questo perché la sua posizione è diventata monopolistica e pertanto detta le condizioni di mercato a tutti quanti.

Tuttavia qualsiasi azienda può ottenere il monopolio sul mercato soltanto quando viene preferita dalla moltitudine e riesce a schiacciare ogni concorrenza. Di fatto la fortuna di mr. Zucky e co deriva da tutti gli iscritti che imperterriti continuano a sostenere il mostro pagando con i dati e con moneta sonante i disservizi di un social che si permette di zittire qualsiasi dissidente con la scusa di essere una piattaforma privata, dimenticandosi però di star facendo un servizio pubblico. Mossa scaltra, che permette di evitare ogni regolamentazione esterna, viste come un’abuso ai danni di un azienda privata.

La nostra critica non è un tentativo di riportare indietro le lancette dell’orologio a prima della nascita dei social – anche perché questi ultimi sono risultato diretto di internet – in quanto l’idea di poter condividere contenuti e usufruire degli stessi organizzandosi in una grande comunità virtuale è un aspetto sacrosanto dell’epoca odierna. L’innovazione è giudicabile secondo l’uso che se ne fà, e costruire delle reti sociali capaci di favorire l’incontro e l’interazione tra altre persone è auspicabile se comporta il concretizzarsi al di fuori del web di determinati rapporti. Per chiunque decida di creare contenuti diffondendoli sul web i social rappresentano un naturale punto di contatto con potenziali fruitori. Quello che noi condanniamo è l’utilizzo dei social come mero espressionismo estetico, e lo sfruttamento fraudolento dei dati. Da questo punto di vista facebook dovrebbe essere limitato nella sua espansione, cosa che si potrebbe ottenere spingendo milioni di profili verso altre piattaforme che non sottostiano alle medesime logiche distruttive.

Sorvolando su chi ritiene Instagram una valida alternativa perché evidentemente non ha mai letto lo screen di lancio della app. Considerando che twitter è un social con poca presa in Italia – e poi il suo fondatore è il gemello di mr. Zucky e il limite dei 40 caratteri instupidisce le persone – e TikTok rappresenta l’aborto della creatività, per non parlare del fatto che dietro ci stanno soggetti che della privacy altrui se ne fregano altamente, quali alternative rimangono?

Parecchie, basterebbe soltanto avere la volontà di cercarle e la costanza di farle crescere. A questo punto vale la pena fare una cernita tra voi che state leggendo: se siete fra coloro che utilizzano i social unicamente per condividere le vostre foto, cosa avete mangiato ieri sera, e una miriade di altre cazzate da persone bisognose di attenzione, cercatevi uno psicologo oppure rimanetevene tranquillamente sulle piattaforme cui donate volentieri pezzi della vostra vita privata. Se invece ci tenete ai vostri dati personali e vorreste trovare un social in grado di sostenere chiunque voglia condividere contenuti, arte o progetti vari, o magari vorreste farlo voi stessi, allora continuate pure a leggere perché il discorso si farà interessante.

Negli ultimi anni sono sorte piattaforme desiderose di farsi alternativa al blocco dominante dei social maggioritari, ponendo grande enfasi sul controllo e la criptazione dei dati personali, escludendo le censure, liberalizzando le discussioni, concedendo spazio a soggetti le cui teorie non coincidono con quelle della massa, ma che altrove sono censurate unicamente perché critiche verso un certo sistema. Questi social alternativi vengono boicottati da Google e quelle poche volte che vengono citati lo sono soltanto per venire etichettati quali contenitori di complottisti e disagiati vari.

Ma vi presento MINDS, che di questi tentativi di boicottaggio se ne frega bellamente.

disclosurenews.it

Di cosa parliamo quando ci riferiamo a MINDS: sicuramente di un social media dall’interfaccia grafica semplice ed intuitiva, che sfrutta abilmente le funzionalità di ricerca tipiche di Instagram e la possibilità di caricare e condividere contenuti tra i più disparati – come facebook – addirittura consentendoci di cooptare link di rimando provenienti da You Tube o altre fonti. Insomma, MINDS rappresenta l’anti-facebook per antonomasia, nonostante ne utilizzi alcuni espedienti – unicamente per meglio adattare eventuali nuovi iscritti ad un interfaccia loro familiare – purtuttavia non è soltanto questo.

MINDS è un social network anonimo che protegge la privacy degli iscritti, sostenuto direttamente da attivisti di Anonymous che nasce per contrastare lo strapotere dei social media e fornire una valida alternativa salvaguardando quei principi che inizialmente animavano internet. Attraverso una criptazione avanzata dei messaggi fra gli utenti assicura a tutti i suoi utenti la massima riservatezza. A rendere possibile tutto questo è stato il suo creatore, Bill Ottman, che per diverso tempo si è impegnato a progettare il codice open source della piattaforma. Qui stà una delle differenze maggiori rispetto a facebook: mentre il social blu utilizza un sistema chiuso pre-confezionato ed inalterabile, il codice sorgente di MINDS è a completa disposizione degli utenti, rendendolo l’unico social direttamente nelle mani della community. In questo modo semplici utenti, professionisti informatici o hacker potranno testare il social e migliorarne le funzioni attraverso un meccanismo di verifica e correzione continua del codice sorgente.

Obiettivo: impedire ad aziende, inserzionisti, governi e agenzie di “spiare” i dati personali immessi dagli utenti di MINDS, arginando così il business legato alla compravendita a fini commerciali di dati, abitudini di navigazione e preferenze degli utenti.

“Molte aziende, nei loro Social, asseriscono di tutelare la privacy degli utenti mediante algoritmi crittografici proprietari, che nessuno potrà mai verificare. L’effettivo livello di privacy di un Social è verificabile solo quando il codice sorgente è open, in modo tale che tutti possano confutarne l’effettiva efficacia”

BILL OTTMAN

Le inserzioni pubblicitarie mediante sponsorizzazione – quelle che poi tracciano e si servono dei dati personali degli utenti – per rivolgersi a terzi attraverso inserzioni mirate, su MINDS non avranno luogo, in quanto si potrà ottenere visibilità unicamente mediante il grado di “attività” di ogni singolo utente:  più contenuti verranno postati, maggiore sarà la loro diffusione tra gli utenti di MINDS. Ad ogni contenuto postato verrà quindi assegnato un punteggio che andrà a incrementare il ranking dell’utente: più punti si otterranno, maggiore sarà la visibilità dei contenuti su MINDS. Il meccanismo, quindi, andrà ad avvantaggiare gli utenti maggiormente attivi a discapito di quelli più pigri, che si limitano magari a linkare o condividere contenuti pubblicati da terzi. In questa logica, ovviamente, non sarà possibile sponsorizzare contenuti a pagamento.

Un progetto senza fini di lucro, dunque, destinato a premiare gli utenti esclusivamente in base alla loro attività e alla “qualità” dei contenuti pubblicati, senza pubblicità o compravendita di dati sensibili degli utenti. In parole povere, un sistema Open Source capace di blindare la privacy delle singole persone, con un servizio di instant messaging criptato e a prova di spioni.

Tranquilli, la lingua Italiana è selezionabile

Nel ringraziare il sito ALGROUND da cui è stata tratta la spiegazione più tecnica illustrata sopra, proseguo a presentarvi il secondo piano di MINDS relativo al mondo delle cryptocurrency (cripto-valuta).

Il social al momento dell’iscrizione e della verifica del numero di cellulare (dati che ricordo non verranno salvati ma serviranno unicamente per attivare l’account) donerà al proprietario del profilo un token MINDS gratuito. Quest’ultimo potrà essere conservato nel portfolio virtuale della piattaforma oppure trasferito su un conto a scelta dell’utente valido per trattare cryptomonete (MINDS ne propone tre). Questo sistema permetterà a chiunque di prendere dimestichezza con il mondo delle valute virtuali che, volenti o nolenti, occuperanno uno spazio sempre più determinante e fondamentale in futuro, oltre alla possibilità di venir “pagati” in base a quanta “attività” si svogerà sul social: come detto qualche paragrafo sopra più si caricheranno contenuti, più si otterrà visibilità, quindi condivisioni, like e token che serviranno per “pubblicizzare” il proprio profilo e raggiungere quante più persone possibili. Mi riferisco nello specifico ad artisti e creatori di contenuti proprio perché questo sistema consentirebbe loro di raggiungere maggiore pubblico e lanciare un’attività, anche professionale, senza dover sottostare ai ricatti e ai costi di altri social media, il tutto con la massima tutela della privacy.

God Save The Vintage è già presente con il profilo attivo su questo straordinario social, perché in alcun modo ci saremmo fatti scappare un’occasione del genere: MINDS, per un progetto ambizioso come questo ma anche per artisti di vario genere e youtuber ormai falcidiati dalle de-monetizzazioni e dalla censura, rappresenta un’opportunità imperdibile per poter crescere e ottenere attenzione da persone che ci tengono a sostenere questo tipo di attività. Questo social è attivo da poco tempo e il difetto risiede nei pochi utenti Italiani a disposizione, dal momento che non viene sponsorizzato né citato (per ovvi motivi, alla faccia della libera concorrenza) e noi Italiani, purtroppo, siamo abituati spesso ad adagiarci sugli allori, lamentarci e rimanere ugualmente a farci raggirare da questi social senza ricercare valide alternative come quella rappresentata da MINDS.

Date un’occasione a questo social e non ve ne pentirete, è facile: accedete da browser (noi utilizziamo Brave) a MINDS, iscrivetevi, verificate il numero di cellulare e scaricate la app direttamente dal social stesso, senza passare dal play store in quanto alcune funzionalità vi verrebbero inibite poiché MINDS non rispetta le policy capestro di Google. In un attimo avrete il vostro profilo e il token. Cercate la nostra pagina @godsavethevintage e seguiteci (questo non è obbligatorio, ma E’ IL MINIMO) capirete da soli quante opportunità vi potrà donare questo social. Non vi è modo migliore per abbattere un monopolio che favorire la concorrenza, e MINDS rappresenta una rivoluzione in campo social come mai se ne erano viste fin’ora.

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