Napoleone avvelenato?

Di Marco Zumbo

L’imperatore Napoleone Bonaparte, colui che tenne in pugno l’Europa intera con le sue infallibili armate di Francia e di tutti i suoi stati vassalli, concluse la sua esperienza bellica e politica nella tragica sconfitta a Waterloo, portandolo infine al secondo ed ultimo esilio presso la remota isola di Sant’Elena, in mezzo all’oceano atlantico. E dopo sei anni di isolamento, costantemente sorvegliato dai suoi aguzzini britannici, l’imperatore morì dopo un malanno che lo portò a rimanere a letto, suo ultimo giaciglio in vita. Con il passare delle decadi iniziarono a nascere delle congetture che portarono a sospettare di una congiura dedita all’eliminare l’imperatore che, seppur abdicato, era un punto di riferimento dei bonapartisti ancora presenti in Europa. Quindi verrebbe naturale chiedersi; sono forse stati gli inglesi ad uccidere Napoleone Bonaparte? La risposta è sì, ma non nella maniera in cui siamo tutti abituati a pensare.

Arsenico a più non posso

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Sten Forshufvud, il più vivido sostenitore della teoria dell’avvelenamento dell’imperatore

Nel 1855 il dentista svedese Sten Forshufvud ebbe modo di leggere le memorie del maggiordomo di Napoleone, Louis Marchand, pubblicate in tutto il mondo proprio quell’anno. Secondo Louis, l’imperatore nei suoi ultimi giorni di vita sentiva forti dolori allo stomaco (più del solito), aveva i piedi ed il fegato ingrossati ed una sempre più forte stanchezza e spossatezza in tutto il corpo, sintomi che potrebbero essere tranquillamente collegati ad una lenta e costante acquisizione di dosi di arsenico, veleno inodore che poteva essere tranquillamente fatto ingerire dal bersaglio senza che neanche quest’ultimo potesse accorgersene.

Con la consapevolezza che l’arsenico è un veleno indistruttibile, anche dopo secoli, il dentista incentivò delle analisi di laboratorio sulle ciocche di capelli dello stesso imperatore, donate alle famiglie più fidate che ancora detenevano questi cimeli di uno degli uomini più potenti d’Europa. Dopo svariate analisi, la più importante compiuta nel 1961 dallo scozzese Hamilton Smith sulle ciocche tagliate dallo stesso Marchand, si confermò al loro interno la presenza di alti dosi di arsenico, alimentando ancor di più le supposizioni di un probabile avvelenamento. E questa fù la notizia che confermò al 100% questa tesi? Non proprio.

Difatti le seguenti ricerche, compiute su ciocche dell’imperatore prelevate ben prima dell’esilio a Sant’Elena, dimostravano che da sempre i suoi capelli contenevano elevate dosi di arsenico, e se vogliamo essere specifici molte ciocche di molte persone di quel periodo avrebbero mostrato la stessa o quasi quantità. Motivo? Semplicemente tra il 18° ed il 19° secolo molti unguenti, trucchi, lozioni per capelli, conservanti e molto altro erano composti da forti dosi d’arsenico, cosa che ne spiega la presenza sui capelli dell’imperatore e di molti altri suoi contemporanei, siccome anche lui ne faceva buon uso.

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Francesco Antommarchi, il dottore corso che effettuò l’autopsia di Napoleone

Nonostante continuarono, e continuano ancora, a circolare voci insistenti su un omicidio premeditato nei confronti di Napoleone, due ricerche recenti avrebbero finalmente messo il punto alla questione: nel 2007 una collaborazione fra ricercatori del Canada, Svizzera e Stati Uniti ristudiò i dati dell’autopsia, effettuata dal medico corso Francesco Antommarchi, che aveva notato la presenza di un’ulcera allo stomaco (Napoleone si lamentava spesso di forti dolori allo stomaco già da molto tempo), e del materiale “scuro come la polvere del caffè” ivi presente. Senza dimenticarci che nei giorni prima di morire aveva perso vistosamente parecchi chili, dimostrando sempre più che il colpevole non fosse la mano umana, bensì un cancro allo stomaco. Del resto anche il padre dell’imperatore, Carlo Maria Buonaparte, morì dello stesso malanno, restringendo sempre più il campo degli indizi. Infine una ricerca nostrana, effettuata nel 2008 dai ricercatori della Milano Bicocca e Pavia dell’istituto nazionale di fisica nucleare, riconfermò ciò che abbiamo citato pocanzi, ovvero che in quel periodo storico le persone erano più propense all’utilizzo di prodotti con alte dosi di arsenico, rendendoli più resistenti a tale materiale rispetto agli esseri umani dei giorni nostri.

Svelato il colpevole

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Statua di Napoleone presso L’ Hôtel national des Invalides , Parigi

Con la raccolta di tutte queste ricerche scientifiche, si può ufficialmente confermare con una certa sicurezza che la morte venne causata dall’ulcera tumorale che stava martoriando Napoleone e che di avvelenamenti se ne possono raccontare solo su romanzi e film. Ma, come già accennato ad inizio articolo, la severa sorveglianza britannica, composta da ben tremila uomini per essere sicuri che non vi fossero tentativi di fuga come avvenne all’Elba, l’obbligo a farlo vivere in un territorio dal clima ostile ed il ricordo di un glorioso passato ormai lontano non facilitarono la salute di Bonaparte, portandolo a peggiorare e ad indebolirsi fino al fatidico e fatale 5 maggio 1821. Quindi si, possiamo dire che lo zampino britannico c’era, ma senza avvelenamenti vari.

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