Sawney Bean: il cannibale scozzese

Solitamente siamo abituati a conoscere il macabro uso disumano del cannibalismo da storie di pericolose tribù situate negli angoli remoti della terra o, quando è stato necessario, da piccoli gruppi di sbandati che in situazioni drastiche hanno dovuto arrivare all’estremo per poter sopravvivere. Ma potrebbe lasciarvi perplessi sapere che anche in luoghi tecnicamente più sviluppati possiamo trovare macabre storie di persone che, solo con l’obbiettivo di assetare questa folle perversione, hanno addentrato le carni dei propri simili umani. Questo difatti è il caso di una non proprio piccola famiglia scozzese che, tra il quindicesimo ed il sedicesimo secolo, si rese responsabile dell’uccisione di un migliaio di poveri malcapitati, attuando uno dei gesti più deplorevoli del comportamento umano per saziare se stessi e la moltitudine di figli degenerati che concepirono, allevati anch’essi per attuare questo macabro rito disumano.

A caccia di carne innocente

Sawney Bean - Wikipedia

Seguendo i dati trascritti sul Newgate Calendar, un registro di crimini del carcere di Newgate di Londra, sul finire del XVI secolo nacque nell’East Lothian Sawney Bean. Lasciatogli dal padre la carriera di scavatore di fossati e di portatore di siepi, ben presto il nostro Sawney comprese quanto non si sentisse all’altezza di quegli umili compiti. Decise quindi, assieme ad una donna di nome Agnes Black, di fuggire da quel mondo civilizzato per rifugiarsi presso una grotta situata sulla costa del Galloway, per l’esattezza presso Bannane Head, iniziando con lei una vita totalmente isolata dal resto del mondo.

Da questo momento in poi la coppia iniziò a concepire figli, arrivando ad avere la bellezza di otto figli maschi e sei femmine. Ma se questo non vi sembra ancora strano, con il passare del tempo i loro figli per via dell’isolamento iniziarono ad accoppiarsi tra di loro, portando alla luce nei venticinque anni successivi ben trentadue nipoti, quasi tutti con gravi problemi fisici e mentali a causa dell’incesto.

Questo clan, se possiamo definirlo così, non divenne però famoso solo per i loro intrecci incestuosi: accomunati dalla stessa macabra perversione, la coppia iniziò ben presto ad attaccare nel cuore della notte i viaggiatori che passavano ignari vicino alla loro grotta, uccidendoli e facendoli sparire da una comunità che non riuscì a capire per oltre vent’anni chi fosse la causa della scomparsa delle tracce dei malcapitati. Ed è proprio quando portavano i corpi senza vita dei viandanti presso la loro tana che iniziava l’atto più disumano.

Incapaci di coltivare o cacciare gli animali, la suddetta famiglia si cibò della carne delle loro prede bipedi, uccidendo molto probabilmente più di mille uomini e donne. I paesi limitrofi, ignari della loro presenza ed incapaci di trovare un colpevole per tali spedizioni, che talvolta trovavano i resti di alcuni uomini sulla spiaggia lì vicino, attuarono durante quei venticinque anni una folle caccia al colpevole, uccidendo tal volta innocenti che dimostrassero anche il più banale dubbio.

La famiglia cannibale di Sawney Bean | Nero Cafè

Una notte però qualcosa cambiò: una coppia di sposati stava tornando a casa da una fiera quando vennero assaliti dal clan cannibale. Ebbero questa volta una discreta difficoltà a compiere il loro obbiettivo perché il marito di oppose con forza contro gli assalitori, non riuscendo però a salvare la moglie che venne uccisa con un taglio alla gola. La confusione dello scontro attirò l’attenzione di un gruppo di viandanti lì vicino, portandoli infine ad intervenire e costringendo gli assalitori a fuggire per la prima volta, mostrando finalmente al mondo le loro facce.

Ora che la popolazione limitrofa scoprì finalmente la loro esistenza e si comprese quale macabro rito attuassero sui viaggiatori uccisi, re Giorgio I D’Inghilterra venne prontamente avvisato, portandolo ad inviare repentinamente 400 soldati e molteplici cani da caccia per snidare la famiglia dei Bean. Vennero attuate assidue ricerche finché trovarono l’entrata della grotta, scoprendo oltre all’intero clan una macabra scoperta: ossa umane sparpagliate ovunque, organi in salamoia e altre orribili oscenità, cose da fa accapponare la pelle. L’intero clan venne catturato e rinchiuso a Glasgow, finendo poi per essere completamente sterminato dopo un grossolano e veloce processo che li condannò a morte (ai maschi vennero tagliate mani, piedi e attributi, per poi essere lasciati morire dissanguati. Alle femmine invece toccò il rogo. Macabre condanne che solitamente venivano utilizzate per gli atti di alto tradimento).

Realtà o leggenda?

Le notizie giunte fino a noi sono frammentate e di documenti ufficiali non vi è traccia. È molto probabile quindi che l’intera storia sia frutto della propaganda inglese dell’epoca, fortemente avversa ai territori scozzesi che a loro dire erano popolati da uomini e donne ignoranti e ostili . Basti solo pensare al fatto che è quasi impossibile che in venticinque anni la popolazione vicina alla grotta non si sia mai accorta della presenza di una quarantina di cannibali che ogni notte facevano sparire ignari viandanti.

C’è da dire però che una storia del genere, oltre a far venire la pelle d’oca, dà anche fonti d’ispirazione per libri e film. Difatti il famoso film horror “le colline hanno gli occhi” ha preso spunto da questa storia-leggenda, raccontando di una famiglia deturpata e cannibale totalmente isolata dalla civilizzazione. Che sia comunque realtà o leggenda (o meglio ancora una vera storia che con il passare dei secoli è stata mutata considerevolmente) è difficile dirlo… Di certo però è una bella storia di paura da raccontare.

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