Soldatini: una passione da non lasciar estinguere

Di Marco Zumbo

E’ una rarità nella rarità trovare in giro per il mondo quei piccoli negozi ricolmi di meravigliosi e ben lavorati soldatini di piombo o di materiali più moderni come resina e plastica. Una passione molto più antica di quanto possiamo pensare e, soprattutto, non limitata soltanto nel mondo dei giocattoli. Un settore di giocattoli che faceva divertire i piccoli nella ricostruzione di bizzarre battaglie, utilizzando inconsciamente uomini in uniforme dei più importanti periodi storici dell’uomo. Una passione che, purtroppo, è stata indubbiamente SEMI-dimenticata, anche se per fortuna ci sono ancora parecchi e valorosi appassionati del settore che tengono il più possibile vivida la sua fiamma. Ma se voi non avete mai pensato minimamente a questo mondo, o se invece è un vostro lontano e flebile ricordo che vi porta ai ricordi dell’infanzia, magari questo umile articolo potrebbe farvi conoscere delle sfaccettature di un settore che a dirla tutta ha ancora molto da offrire.

Le origini del soldatino

Non voglio assillarvi con lunghi paragrafi che entrano nel minimo dettaglio di ogni periodo storico, dagli antichi egizi ai romani, che iniziò a creare una sottospecie di “soldato giocattolo”. Il vero soldatino che incominciò a prendere la piega che conosciamo oggi arriva nel medioevo, dove se intorno all’anno mille venivano prodotti dei crest, emblemi a forma di scudo che rappresentavano la propria casata di appartenenza e solitamente creati con lo stagno per chi non poteva permettersi materiali più pregiati, verso il 1400 si iniziarono ad intravedere veri e propri cavalieri da torneo in sella al loro destriero, sia in metallo che in legno.

Un avvio vero e proprio di un settore di soldatini in piombo a mo’ di giocattolo arrivò definitivamente nel 1500, trovando nei territori tedeschi la patria di questa nuova, curiosa e minuziosa lavorazione adoperata dai peltrai dell’epoca. Da qui in poi infatti non divenne soltanto un semplice lavoro, ma un’opera artigianale così affascinante che molti re ed imperatori dell’epoca ordinarono grandi quantità di questi pezzi, talvolta anche animati da ingegnosi meccanismi, per i propri eredi. Un esempio lampante fu la zarina Caterina la Grande, che per soddisfare il figlio Zarevic Pietro, futuro zar Pietro III, acquistò così tanti soldatini che si pensava di dover costruire un castello solo per quella vasta collezione. e stiamo parlando di un periodo storico dove ogni soldatino era unico, lavorato singolarmente con grande capacità. Non c’è da meravigliarsi quindi se in quel periodo la Germania, nello specifico Norimberga, divenne una vera e propria capitale del soldatino di piombo.

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da li in poi ci fu un costante sviluppo, come l’arrivo della famiglia tedesca Hilpert che dominò nel settore per cento anni e che rese ancor più sofisticate le figure piatte ed una produzione di massa sul finire del settecento che fece inevitabilmente allargare gli artigiani anche al di fuori dei territori tedeschi. Si arriva infine intorno agli anni venti del ventesimo secolo, dove venne finalmente accettata universalmente la classica grandezza del soldatino a piedi da 30 millimetri, o per i più pignoli “scala Berlino o Hannover”, vendendoli in affascinanti scatole ovali o rettangolari in pieno stile vintage (mmmmmmmhh, vintage), ambite anch’esse dai veri appassionati del settore, sia piccoli che adulti. Ebbene si, perché neanche a dirlo non solo divennero una grande passione per i piccini, ma divennero un ottimo svago per quelli che di li a poco avrebbero ideato il Wargames (ne abbiamo già discusso in un precedente articolo del game society) ed ovviamente per gli ufficiali degli stati maggiori della gran parte degli eserciti del mondo per attuare strategie sulle loro mappe.

Il settore ai giorni nostri

Di certo il mercato attuale non va alla spasmodica ricerca di soldatini come nel secolo scorso, andando quindi più a puntare su action figure fantasy o di film, fumetti e serie tv (non è una critica, anzi approvo). Di certo negozi del settore, come già detto ad inizio articolo, sono pochi, ma ciò non significa che è tutto finito.

Esistono ancora una discreta quantità di aziende internazionali che continuano a portare alto il buon nome del soldatino, certamente con degli aggiornamenti tecnologici nella maggior parte dei casi. Se vogliamo parlare di grandi aziende, possiamo fare esempi come la Revell statunitense, la Tamiya giapponese e l’immancabile Italeri italiana, nostro gradito vanto. Queste oramai industrie sfornano sul mercato svariati kit storici e non solo, in plastica e resina, saltellando tra i soldatini in scala 1:72 a quelli più grandicelli, arrivando a trattare anche splendide riproduzioni di carri armati, aerei, navi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto non rimanendo fissi su pochi periodi storici, facendo un gradito regalo agli appassionati del settore. Ci sono ancora aziende, invece, che anziché utilizzare metodi moderni con l’ausilio di resine e plastiche, crea prodotti di qualità in metallo, come La francese Metal Modeles e l’italiana pegaso Model (aggiungerei anche la Model Victoria italiana che seppur faccia anche pezzi in resina fa lavori artigianali superbi).

File:HATG miniature wargame AW.jpg - Wikimedia Commons

e se in alcuni casi questi modellini vengono comprati solo per abbellire i propri scaffali o per costruire da zero mirabolanti diorami, mostrando riproduzioni storiche o meno in scala, in altri casi vengono ben sistemati per creare partite ai Wargames, giochi da tavolo in cui si spostano le proprie creazioni come fossero vere truppe sul campo di battaglia, utilizzando scacchiere o giocando sui già citati diorami e con l’ausilio di un metro per misurare i propri movimenti in gioco.

Per non parlare delle nuove tecnologie, come le stampanti a 3d che possiamo montare comodamente a casa e da cui possiamo stampare i nostri personalizzati modellini nella scala che vogliamo, accrescendo sempre più un mondo che può andare avanti pari passo con la modernità, tenendo salda la sua antica storia sottobraccio. Ma in ogni caso, a quarantena ultimata, quando faremo quattro passi per le nostre città e per caso incontreremo un negozio di soldatini, io un salto dentro lo farei.

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