Buon lavoro un cazzo!!

Un qualsiasi centro commerciale di un qualsiasi lunedì mattino.
Una voce registrata accoglie all’entrata i clienti in attesa.
Li invita a rendere “il mondo un posto migliore” attraverso l’uso della mascherina, del distanziamento sociale, del gel disinfettante, del bancomat e delle carte di credito
Le poche commesse, che hanno lavorato tutta la domenica e che sono operative alle 9.00 di ogni lunedì mattina, qualcuna gia’ dalle 8.00, si ritrovano di fronte il delirio lasciato dai lanzichenecchi domenicali. All’apertura del negozio, alle ore 10.00, hanno già ripulito i pavimenti dalle cartacce e lavato gli stessi per permettere ai nuovi clienti almeno una parvenza di ordine e pulizia.
Hanno ricomposto e riposizionato negli scaffali anche alcune scatole contenenti le calzature.
Ma in quell’unica ora di lavoro, senza lo stress dei reparti aperti al pubblico, non possono certo riordinare 4 o 5000 metri quadrati di esposizione.

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Evil Dead the game: ne vale la pena?

La famosa saga cinematografica horror con tratti comici del regista Sam Raimi sbarca nel mondo dei videogame. Il 13 maggio difatti è uscito in tutti i negozi online e fisici “Evil Dead the game” ed è ovviamente sulla bocca di tutti gli appassionati del cult cinematografico e del genere videoludico horror. Ma alla fine dei conti, questo gioco merita? Scopriamolo insieme

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Red Dead Online: un occasione lasciata a marcire

State per leggere l’articolo di un grande appassionato della saga targata Rockstar, fin da quando cavalcava nei panni di John Marston nelle praterie appena fuori Blackwater e nel deserto del Messico. E se state leggendo questo articolo deduco che anche voi siate dei grandi estimatori di Red Dead Redemption, arrivato all’apice con l’ultimo, incredibile capitolo del 2018. Quindi diciamocelo chiaramente, tra appassionati: l’online di Red Dead Redemption 2 è un’occasione sprecata di creare una grande community alla pari del fratello GTA. Ed eccovi il perché.

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Guerra e soldi: nessun complotto – Terza parte.

Quarta rivoluzione industriale e grande reset
Termini ormai da tempo bollati come complottisti, pericolosi da diffondere, con pene da scontare, al momento, tramite esclusione dal circuito mediatico.
Eppure…
“Per quarta rivoluzione industriale si intende la crescente compenetrazione tra mondo fisico, digitale e biologico. È una somma dei progressi in intelligenza artificiale (IA), robotica, Internet delle Cose (IoT), stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie”.
Questa la definizione che appare nella recensione di un libro uscito nei mesi scorsi, edito dalla Franco Angeli edizioni e titolato proprio “Quarta rivoluzione industriale”. L’autore è Klaus Schwab, la persona a cui i media mainstream non indirizzerebbero mai l’epiteto “complottista”.
Ebbene, la sua striminzita biografia su Wikipedia recita: “(Ravensburg, 30 marzo 1938) è un ingegnere ed economista tedesco. Professore di economia politica all’Università di Ginevra, è il fondatore e attuale direttore esecutivo del Forum economico mondiale (o forum di Davos)”.

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Il vittoriale degli italiani

Dopo il recente anniversario della nascita di Gabriele D’Annunzio (156 anni ne avrebbe compiuti il vate) God Save the Vintage ha deciso di dedicare tutta la settimana all’immagine del poeta, del patriota, del battagliero D’Annunzio. E come non iniziare la settimana se non con il dono che fece agli italiani sulle sponde del Garda: il Vittoriale.

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Dov’è sepolto Gioacchino Murat?

Un uomo che giunse dal nulla, colse l’occasione che la rivoluzione gli pose e da lì in poi divenne generale, poi maresciallo dell’impero ed infine re. La storia di un soldato, amante dell’azione, che può sembrare uscire da un romanzo d’avventura. Eppure parliamo proprio di Gioacchino Murat, maresciallo dell’impero di Francia, cognato di Napoleone e re di Napoli, o almeno questo è ciò che fu fino a quel tragico 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro, quando la sua vita indomita venne zittita dalle bocche di moschetto di un plotone d’esecuzione. Ma da quel momento in poi dove finì la salma? Dove posero i resti di uno dei protagonisti più impavidi dell’epopea napoleonica di inizio 800?

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Dr House: presto lo incontreremo

Cosa sarà delle nostre vite da domani?
Uscire dai lockdown pandemici e ritrovarsi dentro quelli energetici, provocati da una guerra, sembra aver provocato nella maggior parte della popolazione quell’“oblio dell’essere” che provoca indifferenza al male.
Nell’attesa di sapere come evolveranno gli eventi, la noia e lo stress che provoca l’essere disoccupato per legge, mi hanno portato a fare alcune riflessioni su chi eravamo.

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Carlo Fecia di Cossato; un marinaio d’altri tempi

Coraggioso, intrepido, instancabile e sprezzante del pericolo. Ma anche un uomo d’onore, un grande marinaio d’Italia e fedele ai suoi ideali fino in fondo..anche quando quegli stessi ideali non furono più fedeli a lui. Questa fu la vita di Carlo Fecia di Cossato, abile ufficiale della regia marina che nel pieno della seconda guerra mondiale ottenne grandi risultati come comandante sommergibilista. La storia di un uomo che non merita di essere dimenticato. La storia di un uomo che ancora oggi può essere solo d’esempio per i giovani d’Italia a cui hanno rubato ideologie come onore e senso del dovere.

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