Evil Dead the game: ne vale la pena?

La famosa saga cinematografica horror con tratti comici del regista Sam Raimi sbarca nel mondo dei videogame. Il 13 maggio difatti è uscito in tutti i negozi online e fisici “Evil Dead the game” ed è ovviamente sulla bocca di tutti gli appassionati del cult cinematografico e del genere videoludico horror. Ma alla fine dei conti, questo gioco merita? Scopriamolo insieme

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Osamu Dazai. Un essere umano

Il sorriso di quel bambino è, in realtà, qualcosa di molto più simile all’espressione di un bruco, tanto da far gettare via la foto, borbottando per il disagio subito alla vista di quell’orrore. “Che bambino orribile!”.
E devo ammettere che più guardo il sorriso del bambino, più non posso fare a meno di sentire che c’è in lui qualcosa di sgradevole e inquietante. Non è esattamente un sorriso. Anzi, questo bambino non sorride affatto! La prova di ciò è che sta’ in piedi con entrambi i pugni serrati. E nessun essere umano può sorridere tenendo i pugni serrati. E’ una scimmia! E’ un sorriso da scimmia! Come una brutta ruga sulla sua faccia. Avrei voluto chiamarlo “ragazzino rugoso”, ma l’espressione sul suo viso era talmente strana da farmi addirittura sentire un pò in imbarazzo e infastidito. Non avevo mai visto in tutta la mia vita un bambino con un’espressione così strana

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Red Dead Online: un occasione lasciata a marcire

State per leggere l’articolo di un grande appassionato della saga targata Rockstar, fin da quando cavalcava nei panni di John Marston nelle praterie appena fuori Blackwater e nel deserto del Messico. E se state leggendo questo articolo deduco che anche voi siate dei grandi estimatori di Red Dead Redemption, arrivato all’apice con l’ultimo, incredibile capitolo del 2018. Quindi diciamocelo chiaramente, tra appassionati: l’online di Red Dead Redemption 2 è un’occasione sprecata di creare una grande community alla pari del fratello GTA. Ed eccovi il perché.

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Le navi nere che cambiarono il Giappone

Da circa duecento anni il Giappone del diciannovesimo secolo si era chiuso commercialmente e culturalmente in sé stesso, permettendo solo a pochi stati come Cina e Paesi Bassi ad effettuare già di per sé limitati scambi commerciali con uno stato imperiale di fatto governato dallo shogunato Tokugawa. Ma nel 1853 delle navi nere si presentarono al porto di Kurihama e costrinsero sotto minaccia della loro evoluta tecnologia militare a permettere scambi commerciali con la loro nazione d’appartenenza, sancendo di fatto un evento che cambio il volto del Giappone. Ma chi erano i marinai di queste navi nere, e chi li mandò?

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Quell’incubo che divenne Frankenstein

E’ risaputo che i più famosi scrittori della storia dell’uomo hanno scovato l’ispirazione per i loro racconti dalle casualità più disparate; avvenimenti, letture, sogni e..incubi. Ed è proprio quest’ultima la causa scatenante di uno dei racconti dell’orrore più famosi della storia, figlio ideato dai tetri sogni di una geniale scrittrice, n pieno delle oscure montagne svizzere di inizio 800.

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Guerra e soldi: Il complotto non esiste. Parte 2

Da che storia è storia, catastrofi è guerre hanno sempre impoverito la gente comune e arricchito sempre gli stessi.
Questo è strano.
Sempre secondo un rapporto Oxfam, i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo 163 milioni di persone sono cadute in povertà a causa della pandemia.
Chi sono questi 10 Paperoni

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Guerra e soldi: Il complotto non esiste. Parte 1

secondo un rapporto economico che viene pubblicato da Oxfam l’1% della popolazione mondiale possiede il 99% delle ricchezze totali del pianeta (In Italia il 5 per cento più ricco della popolazione ha un patrimonio pari a quello del 90 più povero).
Uomini, donne, famiglie, che hanno percorso la storia del pianeta.
Sono poche decine: si conoscono e spesso collaborano tra loro.
Hanno il pieno controllo dell’alta finanza, della politica ai massimi livelli, ma anche il controllo delle materie prime, delle case farmaceutiche, dell’informazione (cartacea, digitale e social), fino alle università, alla moda e ai dolciumi.
Matrimoni d’amore e di interesse le legano, spesso, l’una all’altra.

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Guerra e soldi: nessun complotto – Terza parte.

Quarta rivoluzione industriale e grande reset
Termini ormai da tempo bollati come complottisti, pericolosi da diffondere, con pene da scontare, al momento, tramite esclusione dal circuito mediatico.
Eppure…
“Per quarta rivoluzione industriale si intende la crescente compenetrazione tra mondo fisico, digitale e biologico. È una somma dei progressi in intelligenza artificiale (IA), robotica, Internet delle Cose (IoT), stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie”.
Questa la definizione che appare nella recensione di un libro uscito nei mesi scorsi, edito dalla Franco Angeli edizioni e titolato proprio “Quarta rivoluzione industriale”. L’autore è Klaus Schwab, la persona a cui i media mainstream non indirizzerebbero mai l’epiteto “complottista”.
Ebbene, la sua striminzita biografia su Wikipedia recita: “(Ravensburg, 30 marzo 1938) è un ingegnere ed economista tedesco. Professore di economia politica all’Università di Ginevra, è il fondatore e attuale direttore esecutivo del Forum economico mondiale (o forum di Davos)”.

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