Viaggio nell’animazione Disney

Di Marco Zumbo


Quest’oggi vi racconto una mia recente esperienza personale in cui ho avuto modo di osservare più da vicino lavori e bozze degli animatori della celebre casa cinematografica d’intrattenimento Disney, posti a visibilità del pubblico per scoprire i segreti ed i lavori di alcuni dei più grandi classici che hanno fatto la storia della nostra infanzia. Lavori che sono rimasti esposti fino allo scorso 13 febbraio presso il Mudec di Milano e che hanno mostrato particolari e trucchi che fino ad ora non erano mai stati svelati.


Sabato 12 febbraio, penultimo giorno di mostra, ho varcato le mura del Mudec per scoprire una delle sue esposizioni temporanee più chiacchierate: “DISNEY, l’arte di raccontare storie senza tempo”. Addentratomi oltre ho infine potuto vedere gli incredibili lavori di classici passati alla storia come i tre porcellini, Robin Hood, Hercules e Fantasia. Ma non mancavano all’appello nemmeno storie più recenti come la ben famosa Frozen, che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Ciò mi ha permesso di constatare una netta trasformazione dell’arte dell’animazione, dove se ora basta un computer o un’ottima tavoletta grafica, negli anni trenta si adoperava l’impegnativa ma magica animazione tradizionale che ha fatto nascere grandi storie.

Seppur non siano state esposte tutte le opere di tutti i film d’animazione della famosa casa di produzione, è stato in ogni caso possibile osservare il lavoro impegnativo che disegnatori e sceneggiatori hanno svolto tra quelle bozze ora incorniciate, segnate dalla pesantezza della punta di matita che dopo quasi cento anni si possono ancora intravedere. Era persino mostrata in bella vista la marionetta di Pinocchio, l’originale che venne utilizzata nel 1940 come marketing per l’uscita dell’omonimo cartone d’animazione, toccata da Walt Disney in persona e poi dimenticata nel tempo, solo per poi essere ritrovata nel 2003 dentro un armadietto degli studios e riportata alla luce.

Seppur la Disney di oggi sia più propensa al profitto, concentrandosi sul dio danaro che sul solo intrattenimento, tra quelle mura ho avuto l’opportunità di osservare ciò che faceva parte della Disney creativa, quella che non pensava al mero guadagno ma al racconto che si voleva far passare a chi guardava, piccino o grande che fosse – prima che qualcun mi linci, dicendo questo non insinuo che gli attuali lavori d’animazione come Luca, Encando e così via siano mera spazzatura. Ma i recenti movimenti del colosso sul mercato spesso e volentieri mostrano una maschera più cupa, meno sognante -.

In questo articolo, che lascerà più spazio alle fotografie fatte durante la mia visita, spero passi il significato del duro lavoro e delle grandi speranze che hanno portato, grazie a validissimi artisti, alla creazione di opere impresse nell’immaginario collettivo dei piccoli che, guardando quelle immagini e ascoltando quei racconti, hanno potuto fantasticare e volare in grandi avventure che rimangono per sempre nel cuore.

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