Vincenzo Gambi: un pirata dei Caraibi made in Italy

Fin da bambini abbiamo conosciuto le leggende dei grandi pirati della storia che, come barbanera, Henry Morgan, Anne Bonny Ed altri, hanno imperversato gli oceani conosciuti con le loro bandiere nere, cacciando navi ricolme di tesori e portando il panico tra i marinai di tutto il mondo. Ma vi meravigliereste se sapeste che tra le fila di questi famigerati criminali del mare vi si potevano facilmente trovare dei nomi italiani. Del resto la lista non è nemmeno corta, ma oggi ci vogliamo concentrare su uno dei più affascinanti da trattare, seppur esistano oramai ben poche informazioni. Ma bastano per permetterci di conoscere uno dei più irruenti pirati che imperversarono il mar dei Caraibi nei primi anni del diciannovesimo secolo; il suo nome era Vincenzo Gambi.

Un passato sconosciuto

Da dove venisse precisamente questo personaggio storico e in che anno nacque non ci è dato saperlo. Si può comunque supporre che raggiunse i Caraibi tramite Haiti, per poi fuggirne assieme agli altri isolani bianchi durante l’insurrezione degli ex schiavi haitiani durante la fine del diciottesimo secolo. Si potrebbe comunque dedurre che arrivasse dalla Lombardia, se pensiamo al fatto che una delle navi che comandò si chiamava “petit Milan” e che il suo soprannome fosse “Vingtcinq” (Venticinque), uno spiritoso appellativo che andava a scherzare sulla percentuale che era solito prendere durante le razzie e al tempo stesso una parola dialettale tipica del nord Italia (ma questa rimane solo una nostra supposizione).

Si inizia a sentire bene di lui sulla costa della Louisiana, quando ebbe le prime interazioni con uno dei più importanti pirati di quell’epoca; Jean Lafitte. Questo famoso pirata di origini francesi (anche lui dal passato prevalentemente perso nelle sabbie del tempo) si mobilitava con la sua flotta alla ricerca di navi spagnole, arricchendosi con merci come sete, gioielli, schiavi e tutti i prodotti da e per le Americhe. Qui iniziarono i primi contatti tra i due, la cui prima conversazione è passata alla storia. Pare che quando Jean propose a Vincenzo di entrare nella sua flotta per assaltare esclusivamente navi spagnole, quest’ultimo si rifiutò. Durante la conversazione uno degli uomini di Vincenzo estrasse la pistola e la puntò contro il francese, dichiarando che “gli uomini di Gambi prendono solo ordini di Gambi”. Nonostante la minaccia però Jean fu più svelto di lui con la pistola, uccidendolo all’istante.

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Jean Lafitte

Che sia un racconto fantasioso o la realtà è difficile da dire. Fatto sta che dopo un inizio bellicoso tra i due Gambi si unì infine alla flotta di Jean, solcano i mari tra le coste della Louisiana e di Cuba. Si dice che in combattimento era un diavolo senza freni, responsabile dell’uccisione confermata di almeno una decina di avversari, utilizzando sempre la sua arma per eccellenza, l’ascia. E da qui che infine si giunge al periodo del 1812, anno in cui scoppiò la guerra tra Stati Uniti e Gran Bretagna.

La guerra del 1812

Andrew Jackson: Leading the Battle of New Orleans
Battaglia di New Orleans

Con lo scoppio del conflitto anglo-statunitense Jean Lafitte, approfittando della benevolenza che gli americani avevano nei confronti dei cittadini francesi, in quel periodo sotto dominio napoleonico e conseguentemente anti inglese, collaborò con l’ausilio della sua flotta per fronteggiare le truppe britanniche che in quel momento stavano occupando New Orleans. Durante la battaglia dell’omonima città portuale, avvenuta l’otto gennaio 1815, Gambi si distinse con tenacia al comando della sua nave, dando l’aiuto necessario per sconfiggere definitivamente le truppe inglesi presenti (anche se in linea teorica il trattato di pace, quello di Gand, venne firmato già il 24 dicembre 1814, ma la notizia non giunse in tempo). Il governo americano volle ringraziare il suo contributo cedendogli la cittadinanza americana, cosa che riuscì ad ottenere a differenza del pirata Jean che invece venne accusato di tradimento per aver trattato con gli inglesi a loro insaputa, costringendolo a fuggire e vedendosi la sua flotta e le sue proprietà distrutte. L’occasione di ritirarsi dal mondo dei saccheggi gli si parò davanti, ma decise comunque di continuare la vita da pirata, cosa che infine gli costò cara la pelle.

Voci parlano di un suo netto rifiuto, preso dalla sua ben famosa avidità, di dividere un certo bottino con i suoi uomini. Per tale scelta, in una notte del 1819, mentre stava dormendo nella sua cabina di comando, alcuni uomini presero la sua ascia e lo decapitarono per vendetta, ponendo fine ad uno dei più curiosi pirati “nostrani” della storia.

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