Vorrei avere il becco…per scagazzarvi da sopra un cornicione

Quanto vorrei essere un piccione, davvero…ma non per avere un becco e accontentarmi delle briciole, come cantava il buon Povia, oh no; mi piacerebbe essere un piccione che se ne sbatte del brulicare sincopato dell’essere umano, e se ne sta in alto a volteggiare, estraneo e acuto osservatore del mondo, mentre prende la mira e sgancia merda come non ci fosse un domani. Nessuna parola superflua da dire (è un piccione) con l’incredibile capacità di comunicare diretti segnali inequivocabili di disprezzo per chi non sà librarsi in aria, e farlo nello stesso istante in cui caga. Quale strepitosa evoluzione biologica, un parente dei dinosauri che ancora detta legge sulla terra, pur costretta al cielo, e che riesce a coniugare disprezzo e contingenze defecazionali nello stesso momento.
Ripeto, vorrei essere un piccione, ora più che mai…

Yòoo, vi si odia!

Oltre ai vantaggi di cui sopra il piccione, ribadisco, può starsene tranquillamente fuori da questo caos ordinato in cui noi umani ci troviamo a vivere e pertanto può valutare la situazione in maniera molto obiettiva. La sua è una posizione privilegiata. E non crediate che sia un animale stupido, oh no, gli stupidi siamo noi. E non crediate che le sue scagazzate siano buttate a casaccio, oh no, il piccione da buon osservatore sà esattamente dove impallinare, quindi, nel qual caso siate spesso bersagliati dall’ano-gatling di un piccione, bè, comincerei a farmi qualche domanda circa la vostra condotta morale, fossi in voi.

Se fossi un piccione, in questo momento, me ne starei lassù a disprezzare il tanto decantato “umano” che durante un’epidemia si riscopre creatura infima, nonostante secoli di epidemie e nonostante il ribrezzo per civiltà o epoche passate – quali il tanto bistrattato Medioevo – dove emergenze come queste venivano gestite molto meglio da gente arretrata, stupida e bigotta; tutto questo credersi evoluti, progrediti e poi basta un virus e ritornano indietro all’età della pietra. Tuberei con gusto, ad osservare i padroni del mondo riscoprirsi stupidi.

La maestria di tali, maestose creature

Ma non sono un piccione, e l’idea di cagare in testa ai passanti non mi solletica l’immaginazione, quindi opto per la scrittura.

Credo seriamente che la nostra società sia arrivata ad un bivio, dove dà una parte si apre innanzi la possibilità di ripensare la società stessa – e quindi ripensarci – tenendo conto che la vita non può essere un progresso infinito dove il calcolo all’indice del benessere generale sia il massimo cui aspirare; e dall’altra parte si proceda esasperando la situazione attuale fino ad arrivare al superamento dell’essere umano, in virtù di una società scientista e tecnologicamente digitalizzata, dove l’uomo diverrà semplice orpello.

Nel mentre, allo stato attuale, ogni certezza è venuta meno poiché per decenni si è pensato che niente avrebbe più scombussolato o cambiato radicalmente le nostre vite, quasi come se vivessimo in una dimensione dove soltanto l’uomo può comandare il gioco. La retorica della pace (ma le guerre le hanno solo spostate lontano da noi, anche se nemmeno troppo) del benessere (vale per chi ha un lauto conto in banca) e del progresso (dove l’avanzamento tecnologico serve specialmente a chi non può ottenere molto dalla vita) sono narrazioni che stanno venendo meno. E questo ha gettato nel panico le persone che si sono sempre lasciate trascinare dalla corrente.

Caos, caos ovunque e come al solito i social ci fotografano al meglio la situazione: gente che impazzisce perché non può uscire a divertirsi, gente che incita al linciaggio verso quelli che se ne vanno a correre, gente che inventa challenge perché ha un profilo social, e vuè, mica può evitare di sentirsi vivo là dentro (gente e Io, in questi casi, sono sinonimi singolari e plurali allo stesso tempo); il tutto ben amalgamato ai soliti che su facebook sono peggio dei talebani e poi al lavoro o con i clienti via di lingua come neanche Lickitung dei Pokémon. Per non parlare di alcuni pozzi di scienza che…oh, ma questi sono i miei preferiti, quindi vado di analogia…


Avete presente il racconto di Gògol “Il Naso”? Narra del buon Kovalev che un giorno si sveglia e scopre con rammarico di non aver più il naso, ecco che quindi cerca in tutti i modi di ritrovarlo, salvo scoprire che quest’ultimo vuol condurre una vita propria e soltanto l’intervento di un militare impedirà al naso di espatriare e al buon Kovalev di vivere come il tizio in primo piano su l’Urlo di Munch.

I baffi gli donano

Ora leggetevi il breve rimaneggiamento a cura di MKDIESIS, intitolato “Il Cervello”:

Un giorno il buon Rossi si sveglia e scopre con rammarico che non ha più il cervello, ecco che quindi cerca in tutti i modi di ritrovarlo, salvo scoprire che quest’ultimo vuol condurre una vita propria e soltanto l’intervento di Zuckerberg impedirà al cervello di acculturarsi e al buon Rossi di non scrivere vaccate su Facebook.

Che ve ne pare? Leggermente scopiazzato? No, dai, che uno scrittore molto famoso con un operazione simile è diventato Padre Messia delle pecorelle smarrite in Italia, anche se non ci abita nemmeno più…ma son convinto che i piccione lo bersagliano anche di là..

Purtroppo è successo che in molti dopo essersi resi conto di aver trascurato il cervello, si siano ravveduti e ora lo utilizzino per trascrivere “ragionamenti” su vari social: si sono sempre disinteressati di tutto, ma non importa, basta farsi qualche giro sulla home e tanto basta per farsi un opinione e quindi eccoceli in versione tuttologi decantare temi fra i più disparati. Sia chiaro, non voglio essere paragonato ai tizi che si credono superiori ad altri unicamente perché più colti – il ché non vuol dire essere Intelligenti – dopo aver macinato libri su libri perseguendo soltanto un percorso di studi atto a qualificarlo verso un dato lavoro; e nemmeno sono fra quelli che credono che esista soltanto l’intelligenza logica/analitica o matematica, dato che il genio è ben lungi da categorizzazioni di sorta. Onestamente credo che siamo tutti ignoranti, e come tali, alla costante ricerca di uno scopo nella vita, e questo è uno dei pregi dell’umanità. Pregio che i tuttologi di cui sopra hanno represso insieme al cervello.

Tra il tizio che lecca il water e il tizio che senza aver mai approfondito o studiato un problema si fà portatore di verità, non v’è molta differenza. Sono forme asimmetriche di stupidità; e fra questi i più luminosi sono certamente i fautori della “caccia al corridore”. Sul serio, se qualcuno avesse dato un drone esplosivo in mano a questi tizi avrebbero fatto una strage, poiché per loro la colpa di questa situazione è di chi và a correre, mica di qualche tizio in giacca e cravatta; e giù a giustificarsi tirando in causa il buon senso, degna paraculata di chi non ha un opinione, un po’ come quando gli USA mandano i droni ad ammazzare un terrorista in mezzo alla gente comune e le persone ritengono ci sia della compassione umanitaria in tutto questo.

Questo succede quando non si ha un opinione e non ci si interessa a nulla che sia apparentemente esterno alla propria vita; succede un fatto molto grave, e a quel punto scatta la volontà di parlare e riscoprirsi addentro a dinamiche per le quali ci si è sempre tirati fuori, mentre si condisce il tutto con rabbia repressa e psicosi varie. A quel punto si dà in mano un drone esplosivo a questi soggetti e davvero questi si mettono a CallOfDutyare gente che corre per le spiagge.

A tal proposito, mentre pensavo a questo, mi è arrivato all’attenzione un film illuminante nella sua insensatezza, nel suo caos e nella sua pazzia..ma con un pizzico di sano cinismo e realismo, quindi ve ne parlo, visto che fà parte del mio “mestiere!?” (perdonatemi, ma devo reinventarmi un occupazione, non sia mai che per colpa di qualcuno che corre per le spiagge io possa rimanere senza lav..)

Prendete Harry Potter schiaffategli una barba in faccia e inchiodategli alle mani due pistole. Cosa otterreste? Innanzitutto sareste dei bastardi babbani rancorosi, probabilmente stupidi come il cugino Darsley e con qualche strana attinenza al masochismo tipica del buon Dobby, ma anche…Gun’s Akimbo!


Il buon Daniel Radcliffe, dopo aver smesso i panni Potteriani, si è più volte messo in gioco per darsi un identità che non derivasse dalla gloria riflessa dovuta alla sua interpretazione del personaggio più iconico dell’opera della Rowling, e più volte si è prestato a film o serie che lo hanno visto reinventarsi completamente. Ma con Gun’s Akimbo, signori, non c’è partita..

A quando l’Oscar!?

Radcliffe interpreta un nerd che passa le sue giornate giocando al PC, dove spesso si sollazza come il classico leone da tastiera che insulta, bercia e scrive cose unicamente dettate da rabbia repressa e dalla volontà di scrivere sui social per sentirsi vivo; tuttavia, un bel giorno, finisce a fare il gradasso all’interno di un gioco dove tizi come lui guardano gente che si ammazza per raggiungere visual, like e soldi. Ecco che i gestori di questo gioco si presentano a casa sua, per renderlo protagonista e fargli mettere la faccia, trasformandolo nella nuova attrazione e di conseguenza nella prossima “vittima” della giocatrice più forte; come parteciperà, vi chiederete? Ma con inchiodate alle mani due pistole da 50 colpi l’una, che domande.

Questo film è spassosissimo, divertente, caotico, violento, pieno di gente che si sballa e si ammazza e nerda e fà altro. Jason Lei Howden – regista e sceneggiatore – è un pazzo visionario che dopo l’ottimo debutto di “Deathgasm” riesce a superarsi tirando fuori un gran film. Parliamo di un B-Movies, trasudante trash e splatter, ma dannatamente ben girato e “sensato”, in grado di trasmettere messaggi che lasciano il segno: il regista si diverte, e vuole intrattenere divertendo, tuttavia il cinismo e determinate situazioni sono un modo per dire a chi guarda il film “Ehi, sangue, violenza e budella varie però, se tirate via certo estremismo, si intravede la realtà”.

Radcliffe è spaziale così come la sua controparte femminile, i cattivono ci stanno alla grande e le battute e i dialoghi sono deliranti ed imperdibili. Esempio di come un B-Movies da non prendere troppo sul serio sia in grado di lasciare il segno.

Guardatevi il film e poi ditemi se il protagonista di Gun’s Akimbo, tolti gli estremismi di sorta, non vi ricorda qualcuno che smanetta su facebook, specie sotto pandemia, inneggiando a controlli di massa collettivi e punizioni da infliggere al vicino che fà una passeggiata; provate a pensare se qualcuno dovesse fare un gioco simile a quello del film, magari mettendo lo spettatore a guidare un drone con la possibilità di cacciare i runners da pandemia, così da mettere fuori fuoco il problema e scatenare la rabbia repressa e la stupidità…cosa si potrebbe ottenere? Sicuramente un ottimo B-Movies, che domande!

Intanto che continuate a pensare alla vostra risposta, o a qualsiasi altra cosa, per l’amor di Nettuno, almeno voi mozzi, ricordatevi sempre che i piccioni vi guardano sempre da lassù e non hanno il limite dei 50 colpi ad ano, loro.

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